Sassi e bombe: ecco chi guida la rivolta dei rifiuti. Assaltato il commissariato

Sono estremisti di destra e di sinistra, ultrà da stadio, personaggi
legati alla camorra: è da questa micidiale sinergia che vengono i
rischi di fare esplodere la polveriera rifiuti in Campania. Primi
arresti, picchiato
un giornalista Rai

da Napoli

Parlare di guerriglia urbana è, almeno per ora, esagerato. Ma di sicuro a Napoli la protesta contro l’emergenza rifiuti e contro la decisione di riaprire la discarica di Pianura ha ormai superato da un pezzo la soglia della legalità. Ieri, in serata, alcune decine di persone, a volto coperto, hanno lanciato sassi e altri oggetti proprio contro il commissariato di Pianura. Qualche vetro rotto, nessun ferito, ma dopo l’aggressione è scattato un arresto e il sequestro di sei bottiglie molotov. Più tardi è stato aggredito a picchiato l’inviato del Tg3 Gianni Bianco, durante il collegamento telefonico per «Primo piano».

Reati grandi e piccoli vengono commessi alla luce del sole, in una escalation cui le forze dell’ordine hanno deciso finora di assistere senza reagire per evitare di peggiorare la situazione. Il sequestro di quattro autobus di linea, rubati ai conducenti e tenuti in ostaggio per ore prima di essere dati alle fiamme nella notte tra giovedì e venerdì, è solo il più eclatante di questi sconfinamenti. Poi ci sono le aggressioni alle pattuglie di polizia e carabinieri, gli incendi a ripetizione, i cassonetti ribaltati - come è avvenuto ieri al rione Sanità - per costringere i netturbini a svuotarli.

A Pianura si è arrivati al punto che per evitare di perdere altri mezzi l’azienda dei trasporti ha arretrato il capolinea degli autobus per tenerlo a distanza di sicurezza dalla zona in mano ai ribelli. E ieri i lavori di preparazione della discarica sono rimasti fermi perché qualcuno di notte ha aggirato i blocchi della polizia e ha sabotato le escavatrici tranciando i cavi dell’impianto elettrico. Il problema è che una parte di queste intemperanze vengono da cittadini comuni, alle prese con una realtà ai limiti della sopportazione e senza vie d’uscita. Ma le forme più violente sono il frutto di una strategia precisa messa in atto da gruppi organizzati, che nell’alzare il livello di scontro trovano tra di loro alleanze improvvisate.

Estremisti di destra e di sinistra, ultrà da stadio, personaggi legati alla camorra: è da questa micidiale sinergia che vengono i rischi maggiori di fare esplodere la polveriera in cui l’emergenza rifiuti ha trasformato il capoluogo campano. Visti da vicino giovedì sera, poco prima che dessero alle fiamme gli autobus di linea, i «duri» del fronte antidiscarica si presentavano come una sessantina di teppisti tra i 16 e i 30 anni, apparentemente privi di un capo e di una strategia precisa. Ma il giorno dopo basta spingersi sino alla municipalità di Pianura, quartier generale della protesta, per capire che la realtà è più complessa. Tutti, dal primo all’ultimo dei consiglieri di zona, prendono le distanze dalle violenze.

Ma quando si tratta di spiegare da dove mai spuntino i vandali, le versioni divergono. «C’è stato un tam tam via internet che ha portato qui esponenti dei centri sociali il cui unico obiettivo è andare allo scontro con qualunque divisa», dice Mario Paudice, capogruppo di Forza Italia. «Nella frangia fuori controllo si sentono gli stessi slogan che al San Paolo vengono dalle Testematte, gli ultrà del Napoli », conferma Emilia Lanzaro, di Rifondazione comunista. «A fare casino c’è anche gente che da queste parti non si è mai vista. E a soffiare sul fuoco ci sono personaggi sotto inchiesta per 416 bis. Camorristi, insomma », racconta Pietro Diodato, di Alleanza nazionale. Versioni che apparentemente si contraddicono. E che invece, dicono gli investigatori, in questo caso ritraggono ciascuna un pezzo di verità. Perché a darsi da fare per arrivare allo scontro frontale ci sarebbero elementi dell’ultrasinistra, fuoriusciti da un centro sociale della zona e vicini ai Carc, la formazione semiclandestina della sinistra antagonista.

E le Testematte del Napoli Calcio, con forti legami con la destra radicale. E poi ci sono - un passo indietro, quasi nell’ombra - gli uomini del crimine organizzato, contro i quali punta il dito anche il governatore Bassolino: e a Pianura si fanno nomee cognome di un rampollo dei clan di Marano, che sarebbe stato visto tra gli irriducibili della rivolta. È questo universo composito a buttare benzina sulla rabbia delle favelas napoletane. Fino a che punto verrà loro concesso di colpire indisturbati?