Sassi: inattuabile la nuova previdenza

da Roma

La riforma previdenziale del governo Prodi non convince il presidente dell’Inps. Perché contiene misure di difficile realizzazione. E pesca soldi attraverso misure destinate a non creare risparmi, come la fusione dei principali istituti di previdenza. I toni sono quelli di sempre. Gian Paolo Sassi evita per quanto possibile valutazioni politiche, ma la bocciatura del Protocollo è netta. E pesante, anche perché chi la pronuncia si trova al centro di tutte le misure previste dall’accordo tra governo, sindacati e Confindustria.
La promessa ai giovani di una pensione del 60 per cento rispetto all’ultima retribuzione? «Un’ipotesi che fa obiettivamente a pugni con quella che è l’essenza del regime contributivo». Sembra la ricerca di una «terza via» che «non esiste».
Dalle parole emerge anche sfiducia sulla tenuta a lungo termine del sistema previdenziale, così come è stato riformato dal governo Prodi. In particolare per la revisione dei coefficienti di trasformazione (quelli sulla base dei quali si adeguano le pensioni all’età media della vita), i tempi sono troppo lunghi. Il protocollo e il disegno di legge che lo recepisce, poi, sono «abbastanza generosi per la contribuzione figurativa». Forse troppo, visto che «si afferma che per la disoccupazione verrà garantito il 100 per cento dell’ultima retribuzione, che è socialmente assolutamente condivisibile, ma che è altrettanto costoso».
Dubbi anche sui lavori usuranti. È saltato il limite di cinquemila lavoratori all’anno che potranno andare in pensione con i vecchi, più generosi, requisiti. E ora « bisognerà rivedere i conti». C’è poi il problema della copertura. In particolare con la creazione della «superInps», «c’è qualche scetticismo che ci possano essere 3,5 miliardi di risparmi».
Secondo le opposizioni le valutazioni di Sassi sono sufficienti a compromettere il disegno di legge che contiene il protocollo e che ora è all’esame della Camera. «Con queste premesse il collegato alla Finanziaria parte in salita, dimostrando sin da subito tutti i limiti di un’intesa ispirata a un approccio ideologico mescolato a interessi di parte», hanno commentato Simone Baldelli e Luigi Fabbri di Forza Italia.
Una conferma dei «concreti dubbi sulla sostenibilità finanziaria della controriforma previdenziale», aggiunge Maurizio Sacconi che si sta preparando a presentare un dossier alla commissione europea sui conti previdenziali.
I giovani di Forza Italia si concentrano sui dubbi di Sassi a proposito della promessa di una pensione del 60 per cento dell’ultima retribuzione. La conferma, spiega il segretario Francesco Pasquali, che si tratta di «una bufala», perché «demolisce il sistema contributivo oggi in vigore. Come si possono includere degli auspici all’interno di una legge? L’Inps conferma quanto, come giovani azzurri, denunciamo da tempo: ci hanno presi in giro». Anche perché è una promessa che compensa l’aumento dei contributi subito dai lavoratori dipendenti e, soprattutto, atipici. Meglio, per i giovani azzurri, «destinare volontariamente una parte degli aumenti contributivi alla previdenza complementare».