Sassi dal ponte: inchiesta flop liberi i 2 ragazzi

Cesidio Vano

da Cassino (Frosinone)

I magistrati e gli investigatori che li avevano mandati in carcere si erano detti «sicuri della loro colpevolezza» ed avevano parlato di «prove schiaccianti». Ieri, il Tribunale del Riesame di Roma ha revocato l’arresto dopo 21 giorni di detenzione cautelare. Agostino Mastrangeli e Gregorio Mattia, entrambi 25enni di Villa Santa Lucia, piccolo centro alle porte di Cassino, sono usciti poche ore dopo la sentenza dei giudici romani dal carcere mandamentale di via Sferracavalli, dove erano rinchiusi dallo scorso 21 settembre. Era la notte tra il 12 ed il 13 agosto dello scorso anno, quando un pesante masso di 41 chili lanciato dal cavalcavia 439, in direzione Sud, finì sul centro di una delle corsie dell'autostrada del Sole. Il masso killer causò la morte dell'operaio di Bagnara Calabra il ferimento del figlio che viaggiava con lui e di altre quattro persone. Loro giurano di non saperne nulla. «Io non c'entro niente con questa storia e se avessi saputo qualcosa l'avrei raccontata alla polizia. In questi giorni di carcere sono stato malissimo», è stato questo il primo commento di Gregorio Mattia all'uscita dal carcere. Soddisfatti per il primo successo incassato gli avvocati dei due ragazzi, Daniele Bartolomucci, Maria Letizia Casale e Marco Paliotta: «Abbiamo dimostrato l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza che erano alla base del decreto di custodia in carcere. Le prove dall'accusa erano essenzialmente legate alle dichiarazioni fatte in due occasioni da un amico dei ragazzi arrestati: in un caso testimonianze rese al Gip come teste ed in un altro dichiarazioni captate nel corso di una intercettazione ambientale. Come difesa abbiamo sostenuto che tali dichiarazioni fossero inutilizzabili, anche perché contraddittorie, incoerenti e non genuine. E senza riscontri obiettivi». Inoltre, con alcune investigazioni difensive gli avvocati avrebbero ricostruito un «alibi di ferro» ai loro assistiti.