Un sasso nello stagno della campagna elettorale

Giancarlo Loquenzi

È tutto vero: l’Alitalia perde un milione di euro al giorno, i sindacati ne avvelenano il funzionamento, la politica l’ha depredata e usata come sentina di clientele e favori, il servizio reso al passeggero è disastroso. Insomma chi più ne ha più ne metta: sono cose che sappiamo e abbiamo imparato a digerirle in silenzio. Ma quando arrivano i francesi a sbattercele in faccia come un guanto di sfida mentre abbiamo le mani legate dietro la schiena è un po’ troppo. Anche il più liberale, mercatista e globalizzato degli italiani, un piccolo rigurgito di orgoglio nazionale lo prova eccome.
Berlusconi l’ha intercettato e reso esplicito regalando un brivido di discussione in una campagna elettorale dove l’unico elemento di disaccordo tra i contendenti sembrano essere le percentuali dei sondaggi.
Se Prodi, Padoa-Schioppa, Bersani e tutti gli altri in coro hanno gridato il loro sdegno e la loro irrisione per la sortita berlusconiana, siamo più propensi a credere che abbia colto nel segno che non a ritirarci con la coda tra le gambe.
La sorte di Alitalia era ormai segnata, sui giornali la materia era confinata ormai nelle pagine economiche per addetti ai lavori, il senso di un ultimatum senza scampo e senza scelta aveva fatto inaridire ogni voglia di dibattito. Berlusconi ha fatto quello che sa fare meglio, ha messo i piedi nel piatto e ha riportato il tema al centro della campagna elettorale e sulle prime pagine dei giornali.
Ci sono troppi elementi e troppi interessi in gioco per tagliare tutti i nodi con un solo colpo di spada come vorrebbe il Cavaliere, e può anche darsi che la cordata italiana alla fine non si manifesti e che banche e imprenditori italiani non trovino oggi il coraggio che non hanno avuto fino a ieri.
Ma almeno se ne discute senza quel senso di imbavagliamento rassegnato che si era costretti a mantenere al tavolo ben apparecchiato di Monsieur Spinetta, un tavolo per altro con un solo coperto, il suo.
L’interesse di Air France e della Francia a chiudere al più presto la partita è infatti evidente, ma quello italiano dov’è?
Parigi ha certo bisogno di far proteggere il costosissimo aeroporto Charles de Gaulle dalla fastidiosa presenza di Malpensa, e magari anche il sistema della moda francese vede di buon occhio la messa in periferia di Milano. Ma sul piatto italiano che resta?: 2.000 esuberi di cui dovrà in qualche modo farsi carico lo Stato e 5.000 lavoratori sistemati dentro Fintecna, ancora una volta per il 51 per cento dello Stato. Persino il Sole24Ore ha definito tutto ciò «umiliante» e si è chiesto se alla fine non converrebbe farla fallire la compagnia di bandiera.
Il Sole può avanzare dubbi e il candidato premier con maggiori chances di vincere le prossime elezioni no? Gli italiani cloroformizzati dal governo Prodi, si aspettano da Berlusconi proprio questo: uno scossone, uno scandalo e più ne fa e meglio è.
Dall’altra parte trattano Alitalia come i rifiuti di Napoli: meglio che non se ne parli. E la vergogna di averli sottocasa ognuno deve tenersela per sé. Forse Berlusconi non sa ancora come mettere mano a quella crisi, così come non ha ancora pronta una soluzione alternativa per Alitalia. Ma in entrambi i casi ha tolto il coperchio e fatto sentire la puzza che c’è sotto.
Giancarlo Loquenzi