«Satana, aiutami a non andare in carcere»

Gli investigatori ora cercano i complici. L’avvocato del giovane chiederà la perizia psichiatrica

Antonello Lupis

da Catanzaro

Un patto e, soprattutto, un «contratto» col diavolo. Il tutto «firmato» in calce ad un documento satanico con il sangue, forse quello di Claudio Tomaino, forse di un animale, visto il colore (troppo chiaro) e la consistenza. Dietro la strage di Caraffa di Catanzaro, costata la vita all'infermiere Camillo Pane, alla moglie Annamaria e ai figli Eugenio e Maria, ci sarebbe, dunque, l'inquietante e orribile ombra di Satana e delle sette sataniche. A questa conclusione, pur non scartando ancora del tutto altre possibili ipotesi, sono giunti ieri mattina, dopo un lunghissimo interrogatorio, gli inquirenti della procura di Catanzaro che hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, con l'accusa di omicidio volontario plurimo in concorso, il giovane ventinovenne Claudio Tomaino, di Lamezia, nipote di Camillo Pane, accusato, appunto, di essere uno dei responsabili della mattanza di lunedì scorso.
La morte di Camillo Pane, della moglie Annamaria e dei figi Eugenio e Anna «è stata un sacrificio». A riferirlo, gelando i presenti, nel corso del lungo interrogatorio a cui è stato sottoposto, è stato lo stesso Claudio Tomaino. Satana, insomma, gli aveva chiesto la morte di quattro persone per accrescere il suo potere. E Claudio Tomaino, alias «Taricone», poiché assiduo frequentatore di palestre e giovane dalle mille attività, l'ha fatto, ha ubbidito. E per soddisfare la richiesta di Belzebù ha scelto la famiglia di suo zio Camillo Pane. Un gigantesco, orribile e terrificante sacrificio collettivo.
In nove ore di interrogatorio, però, Claudio Tomaino ha negato di aver materialmente preso parte al quadruplice omicidio e quindi di non aver sparato anche se la verifica dei tabulati telefonici confermerebbe la presenza, lunedì scorso, del giovane ventinovenne lametino sul luogo della strage. Il titolare di un pub-pizzeria a Lamezia Terme, quindi, ha solo fatto parziali ammissioni, ha scelto la strada dell'invasato. Ha ammesso pure di essere stato in possesso di una pistola calibro 9x21 di fabbricazione cecoslovacca che è stata usata, insieme a un altro revolver, per commettere la strage. Ha, soprattutto, confessato di far parte di una setta satanica della quale - ha aggiunto lo stesso Tomaino - avrebbe fatto parte pure lo zio Camillo Pane. L'arrestato, inoltre, ha riferito agli inquirenti di essere stato lui a telefonare, spacciandosi per lo zio Camillo, alla zia Lina, e di aver portato nel Cosentino, a Paola, nei pressi della stazione ferroviaria, ossia a oltre cento chilometri di distanza dal luogo della strage, la Fiat Stilo della famiglia Pane. A parte le responsabilità di Tomaino, quante persone allora avrebbero preso materialmente parte alla strage? «È un fatto certo - ha dichiarato il sostituto procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio - che a compiere la strage di Caraffa non sia stato soltanto Claudio Tomaino. Per questo gli abbiamo contestato l'omicidio plurimo in concorso con ignoti, altre persone sull'identità delle quali, al momento, però, non abbiamo elementi».
In tutta questa torbida e fosca vicenda alla Twin Peaks, comunque, la pista satanica non convince del tutto. Sullo sfondo restano concreti contrasti pratici, economici, all'interno della famiglia. Il giro d'affari fuori dal comune di Camillo Pane è un fatto accertato. Come è sicuro che quegli affari (compravendita di case e terreni e restauro di mobili antichi) erano gestiti dal nipote Claudio Tomaino. La vicenda del sacrificio satanico potrebbe essere solo una copertura. Per Claudio Tomaino, comunque, il legale di fiducia, l'avvocato Armando Veneto ha chiesto la perizia psichiatrica. È l’unica scappatoia.