Satanisti, 10 anni di sconto al capo delle Bestie

L’accusa aveva chiesto la conferma della pena precedente

Enrico Lagattolla

da Milano

Il prima e il dopo della sentenza sono le parole dei parenti delle vittime. Prima, l’auspicio che «sia confermata la sentenza di primo grado», e «magari che sia una sentenza anche più severa». Dopo, le lacrime per una «decisione inaccettabile». Così si chiude il processo d’appello per la morte di Fabio Tollis, Chiara Marino e Mariangela Pezzotti, vittime delle «Bestie di Satana». Andrea Volpe e Pietro Guerriero, che delle «Bestie» facevano parte, escono dal Tribunale di Milano con un sensibile sconto di pena. La prima Corte d’assise d’appello condanna a 20 anni di reclusione Volpe (condannato in primo grado a 30 anni per la morte della Marino e di Tollis, massacrati e sepolti in un bosco di Somma Lombarda nel gennaio del 1998, e per l’omicidio di Mariangela Pezzotta, uccisa a Golasecca nel gennaio del 2004), e a 12 anni e 8 mesi Guerriero (che per aver materialmente scavato la fossa dove poi vennero sepolti i due giovani fidanzati ne aveva avuti 16).
Una camera di consiglio che dura quasi sette ore, dopo le arringhe dei difensori e le repliche del sostituo procuratore generale Paola Capobianco, che chiede la conferma della condanna di primo grado, emessa con rito abbreviato. Per il legale di Volpe, l’avvocato Fulvio Volo, nel calcolo «deve invece essere riconosciuta la continuazione dei reati e la riduzione di un terzo della pena». E così avviene. «Anche perché - commenta - in primo grado il giudice aveva applicato la pena commettendo un errore di calcolo». «Essendo state riconosciute le attenuanti generiche - precisa -, lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato si sarebbe dovuto applicare a partire da una condanna a 30 anni, e non dall’ergastolo. Inoltre, vent’anni è esattamente la pena che in primo grado chiese l’allora procuratore capo di Busto Arsizio, Antonio Pizzi».
«La sentenza - continua Violo - riconduce la sanzione nella previsione della norma». «Riconosco alla corte il coraggio di aver emesso una sentenza che sarà magari impopolare, ma che ci restituisce quanto non ci era stato concesso in primo grado. Lo sconto di un terzo della pena che il gup, arzigogolando con le norme, non aveva concesso». Perché «questo processo non sarebbe mai nato senza la pervicacia del signor Tollis nel volere la verità, e senza le dichiarazioni di Volpe, che ha fatto ritrovare i corpi. La Corte, quindi ne ha riconosciuto la collaborazione».
Arrestato dopo la morte di Mariangela Pezzotta, infatti, Andrea Volpe comincia a collaborare con gli inquirenti. Fornisce le prime indicazioni sul luogo in cui si trovavano i corpi di Fabio Tollis e Chiara Marino, scomparsi ormai da sei anni. Ed è anche grazie alla sua ricostruzione che i resti dei due fidanzati vengono ritrovati, in una fossa profonda un paio di metri scavata in un bosco tra Somma Lombarda e Arsago Seprio. Fabio e Chiara, si scopre, erano stati massacrati la notte del 17 gennaio del 1998, nel giorno stesso della loro scomparsa. Da quel momento scattano gli arresti. Le «Bestie di Satana» hanno un volto. Quelli di Nicola Sapone, il capo della setta, condannato dal tribunale di Busto Arsizio a due ergastoli, Paolo «Ozzy» Leoni e Marco Zampollo (26 anni di reclusione), Eros Monterosso (24), Elisabetta Ballarinollo (24 anni e 3 mesi), e i due minorenni Mario Maccione e Massimo Magni (16 anni al primo, nove al secondo). La setta creciuta tra droghe, musica «heavy» e culto del diavolo è smantellata.