Via satellite la lettera avverte che è arrivata

da Milano

Gruppo olandese, tecnologia italiana. Tnt Post, primo operatore postale privato in Italia, lancia «Formula certa», un prodotto che, primo nel mondo, permette di controllare il recapito anche per la corrispondenza ordinaria. Funziona così: le buste sono contraddistinte da un codice a barre che il postino, al momento del recapito, «legge» attraverso uno scanner di cui è dotato; grazie al collegamento satellitare, vengono rilevati in modo oggettivo il luogo, la data e l’ora di avvenuta consegna. Consultando il sito Internet di Tnt Post il mittente è così in grado di seguire la sua busta e di controllare i tempi promessi dall'azienda: tre giorni, compreso quello della spedizione, entro il Comune, cinque fuori Comune. Se i tempi non vengono rispettati, è previsto il rimborso.
«Ci aspettiamo molto da questo prodotto - assicura l’ad di Tnt Post Italia, Michele Florio - che si rivolge soprattutto al mondo degli affari, nel quale la consegna certa di una bolletta o di una fattura significa anche sicurezza di flussi di cassa». Tnt Post, 60 filiali in Italia, oggi fattura 147 milioni di euro, dei quali 40 nella corrispondenza, 30 nei pacchi e il resto nella «distribuzione non indirizzata», ovvero nella consegna di materiale pubblicitario nelle caselle postali.
Il mercato postale, tuttavia, è ancora in attesa di una reale e completa liberalizzazione. Le compagnie private (una sessantina, riunite nella Fise-Are di cui è presidente lo stesso Florio) oggi hanno un perimetro ancora ristretto e dovranno aspettare il 2009 - se non ci saranno slittamenti - per poter svolgere ogni comparto di attività. «Paradossalmente, nel 1998 l’Italia era il Paese più liberalizzato. Poi con il pretesto di un’armonizzazione europea si fece un passo indietro, e le agenzie di recapito dovettero scendere a compromessi con le Poste italiane». Il vero inizio della liberalizzazione data 2003, e di recente «il ministro Gentiloni ha dato ampie assicurazioni che la liberalizzazione sarà completa entro il 2009».
Uno dei nodi è il cosiddetto «servizio universale», l’obbligo di portare la posta anche là dove i costi sono sproporzionati all’affrancatura, per il quale oggi lo Stato paga le Poste. «Nessuno mette in discussione che il servizio universale vada garantito e finanziato - osserva Florio - ma il problema è come fare: per esempio nei Paesi scandinavi, dove il mercato è liberalizzato da dieci anni, nelle zone più difficili, al Nord, le Poste svedesi svolgono da sole il servizio, e sono gli operatori privati a pagare un contributo. Inutile andarci in troppi!».