La satira di destra fa ridere

Mancava che la destra tornasse a martoriarsi perché la satira è solo di sinistra: come se il problema fosse solo della destra e non anche dei satiri, come se la prevalenza della satira italiana fosse semplicemente equilibrabile con una satira speculare da promuovere magari con appositi fondi Cee, come se non fossero anche i nostri satiri a essere mediamente in ritardo rispetto ai cambiamenti culturali della società. La vera satira, tocca ricordarlo, non è contro la destra o la sinistra: è contro il potere, contro le sue declinazioni piccolo borghesi; è in questa direzione che si muovono da sempre i migliori vignettisti italiani tra i quali Vincino, Mannelli, Giannelli e Altan; altri invece sono relegati a sinistra in parte dal mercato, in parte dal loro opportunismo e in buona parte dal nostro riflesso giornalistico: non c’è da esser sicuri per esempio che Beppe Grillo sia tanto di sinistra, e tantomeno che lo siano Gene Gnocchi o Enrico Bertolino, mentre è certo che uno di sinistra come Corrado Guzzanti è in grado di levare la pelle a un Rutelli come fece prima delle elezioni del 2001.
La satira se la prenderà sempre col denaro e i suoi simboli, ciò che ancor oggi è assai più facile bersagliare a destra: ma la sinistra della vela e delle Church sta recuperando celermente, datele tempo. Il resto, da Sabina Guzzanti a Daniele Luttazzi, è un falso problema: perché non è satira.