Satira Il film «Religiolous» attacca il Vaticano Coro di proteste

Roma Come ci sia riuscito non si sa, ma ce l’ha fatta. Il giornalista e comico americano Bill Maher è riuscito a penetrare in uno dei luoghi più protetti di Roma, il Vaticano, e a farsi filmare mentre con i pollici alzati in segno di vittoria, gioisce affacciato a una finestra delle stanze private sul retro della basilica. «Sono in Vaticano», sussurra sornione. Poi qualcuno lo trascina via piuttosto brutalmente, almeno a giudicare dalle riprese.
È uno delle sequenze di «Religiolous», il film del regista Larry Charles, quello di «Borat», che l’associazione ultra cattolica «VeraLibertà» ha cominciato a contestare già da ieri, 9 giorni prima della sua uscita italiana prevista per il 13 febbraio. «VeraLibertà» ha oscurato i manifesti pubblicitari del film incollandoci sopra adesivi con scritte tipo «Ateo no» e «Vergogna». Quei manifesti non sono esattamente un ossequio alla religione: mostrano le famose tre scimmiette che si coprono con le mani occhi, orecchi e bocca, connotate ciascuna con i simboli delle tre grandi religioni monoteiste. Il manifesto sintetizza lo spirito di questa docu-comedy: prendersi gioco di tutte le grandi religioni del mondo individuandone i punti deboli, le grandi contraddizioni e soprattutto gli aspetti ridicoli. Con lo spirito, da una parte, del documentario alla Michael Moore, basato su solidi ragionamenti e inoppugnabili testimonianze, dall’altra della commedia alla Borat, che attinge a piene mani alla vena comica e surreale.