La satira di sinistra ora scopre che Prodi è ridicolo

Luca Telese

da Roma

Se la stampa è il «Quarto Potere» e la televisione il «Quinto», non c’è dubbio, ormai la satira è il «Sesto». Soprattutto in Italia, dove furoreggia una banda agguerrita di comici, quasi tutti di sinistra, così incisivi da essere definiti «il partito della satira». Ma se è vero che questo partito esiste (e come dicono i sondaggisti ha spostato voti nelle ultime elezioni, su l’Unione), è certo che ora ha cambiato linea e iniziato a sparare sul governo. Da mesi a sinistra è ormai «fuoco amico» senza tregua, un si-salvi-chi-può. Da Luciana Littizzetto a Maurizio Crozza, da Dario Vergassola ad Antonio Cornacchione, da Paolo Hendel a Paolo Rossi, da Sabina e Corrado Guzzanti a Vito (il bolognese). Mentre gli intellettuali - pavidamente - tacciono - non c’è un comico che - coraggiosamente - non metta alla berlina la manovra, non declini giochi di parole feroci sul cuneo fiscale, non spari su Prodi.
«Capifamiglia a metano». La madre di tutte le satire, ovviamente, è la finanziaria. E basterebbe questo sketch della Littizzetto, di fronte a un esterrefatto Fabio Fazio (Che tempo che fa, Raitre) per dare un’idea del clima. Lei si stende sulla scrivania, guarda in camera, si rivolge al premier: «Ohè Romano! Metti il bollo, togli il bollo; metti la tassa, togli la tassa... Cosa abbiamo capito noi italiani della Finanziaria? Una beatissima mazza!». Segue spiegazione, esilarante: «Io ho capito che i Suv pagheranno la tassa di successione, che mettete un superbollo sugli allevatori con più di 130 cavalli, che saranno tassate tutte le famiglie che almeno un genitore a metano. Romanooooooo!». Una battuta che scappa? Macché «Litti» è scatenata: «Padoa-Schioppa sta schioppando... dorme male e tutte le volte che si sveglia nel sonno fa una manovra nuova, tampona qualcuno». Fazio: «Luciana, ti prego... ». E lei, implacabile: «La verità è che hanno sbagliato a entrare di punta, dovevano entrare di culo, come per i parcheggi, altrimenti vedi che tamponano?». Qui inizia la vera e propria «saga del cuneo fiscale», che ha allettato la fantasia di molti comici.
«Il cuneo di Vergassola». Ad esempio Vergassola, che sbirciando dal suo leggio, con al fianco Serena Dandini, legge un immaginario documento di programmazione economica: «Il richiamo al rigore è sacrosanto, il risanamento è una priorità... ma lo avete capito che avete fatto incazzare tutti? Avete capito dove ve lo dovete mettere il cuneo fiscale?». E la Dandini, ridendo: «No, Dario, no». E Vergassola: «Il cuneo ve lo mettete in c... ». Meravigliosa la metamorfosi di Antonio Cornacchione, sfotteva Silvio, «il premier napoleonico» con tono sarcastico e ora invece è implacabilmente feroce con Prodi: «Per colpa del premier arriva un’ondata di freddo. Tutta l’Italia batte i denti tranne lui. Perché gira con un caldo cappotto di pelo di pensionato». E ancora (sempre Che tempo che fa): «Sì, è una Finanziaria equa. Equa perché ha fatto incazzare tutti ugualmente».
«Finanziaria spalmata». Paolo Hendel, invece, a Ballarò, si esercita su Visco: «Cos’è una Finanziaria spalmata? Quella in cui il governo ti dice: preferisci che ti inchiappetto tutta in una volta oppure lo vuoi prendere a rate?». Crozza, dal suo Crozza Italia, su La7, rincara la dose: «Ho fatto ben bene i conti, dati alla mano, l’unico che paga meno tasse è Bobo Vieri, visto che ora, poverino, guadagna 1.500 euro al mese all’Atalanta!». Paolo Rossi - tenuta amletica - risponde alla famosa battuta del premier sugli italiani che sarebbero “impazziti”. E dice: «Prodi? Mi ricorda la barzelletta di quello che sente in autoradio: “Attenzione, attenzione; un pazzo contromano in autostrada”. Uno? E qui sono 5mila!». Chiede la Dandini a un vecchio saggio come Giovanni Sartori: «Ma chi è impazzito secondo lei, Prodi o gli italiani?». E quello, con sonora risata: «Prodi; non c’è dubbio». Di nuovo Vergassola, devastante: «Sgarbi vuole intitolare le strade di Milano a persone ancora in vita. Bella proposta. Immaginate come suonerebbe bene: via Prodi».
L’Alitalia e la Panda di Litti. E quando la vicenda della compagnia aerea nazionale arriva al suo punto più basso, la Littizzetto si indigna per il discorso del premier: «Sei andato a dire: "L’Alitalia va male, è in caduta libera, è un’azienda bollita... - imitando la parlata emiliana - ora dobbiamo sciolo trovare qualcuno che ce la compri. Ma oh, Romano!" Dopo quel che hai detto chi se la compra? Sono tutti lì che spingono, è pieno così di acquirenti! Ma scusa, se voglio vendere la mia Panda che dico allora? Guardate è un affare, ha il motore fuso, i freni rotti e il fondo marcio?». Magistrale, meglio di cento spin doctor e consiglieri politici, si dovrebbe dar retta solo a lei. E sempre sullo stesso tema Crozza gira addirittura un finto video degli Abba, con questo refrain: «Non lo vedi / tutto intorno a noi / l’Italia sta franandooooò / Soprattutto il ceto medioo / lo vedi, sta crollandoooò / Come un volo d’Alitalia /che purtroppo sta fallendoooò».
«D’Alema boat tax». Vito, il comico bolognese irrompe sugli schermi di Ballarò, con la sua diretta dalla sezione dei Ds del capoluogo emiliano. «La sapete l’ultima? È la tassa sul lusso. Si applica ai beni superflui e quindi alla barca del compagno D’Alema. E poi, ovviamente, a D’Alema». Dopo la manifestazione della sinistra radicale e dei precari, di nuovo all’assalto la coppia Vergassola-Dandini. Lei: «Di solito le manifestazioni arrivano a Palazzo Chigi. Questa è la prima volta che partono da Palazzo Chigi». E Vergassola: «Gli slogan erano: Dob-bi-amo mo-ri-re! e Corag-gio, corag-gio / siam solo di passaggio!». Ricostruzione del corteo: «Compagni ministri, dietro lo striscione!, poi Amato dà l’ordine, la polizia carica, un celerino che vota Unione passa sotto casa sua e preso dallo sconforto si tira un lacrimogeno nella finestra!».
Mortadella social club. La parodia che resta? Sicuramente quella di Crozza che per ironizza sulle divisioni della maggioranza ha inventato una finta canzone dei vecchietti cubani del Buena Vista Social Club, ribattezzati per l’occasione Buena Vista Mortadella Club. I versi? Fantastici: Prodi amor, tu es il leader maximo / de una muy curiosa coalicion / Mastella, Di Pietro, Schioppa con Fassin / ma porque tu l’hai chiamata Union? / Non la potevi chiamar congregacion casual? Ancora Cornacchione, infierendo sulle maggioranze al Senato: «Stavolta potranno votare solo i senatori a vita che sono in grado di leggere i giornali. Pochi».
Gnocchi, gli sfigati e Prodi. Alla fine, in questo piccolo terremoto, tornano anche le vecchie gag di Corrado Guzzanti al Pippo Chennedy Show (tra i video più scaricati da YouTube su Internet). La gag più bella mostra il Professore in poltrona, con una mortadellona in mano e un tortellino-anello gigante al dito: «Queste erano le promesse di un anno fa. Ora penserò ai miei elettori e mi preoccuperò di fare delle promesse nuove». Il modello di Prodi? «Un scimbolo più di altri mi ha colpito: il scemaforo. Le macchine passano, i guidatori fanno le corna... e lui feeermo, staaabile, in mezzo alla straaada, la siiituazione sotto controllo... il scemaaàforo». E Gene Gnocchi? Apostrofa una incredula Giorgia Meloni così: «Lei ha aiutato i barboni, i terremotati del Molise, il popolo Saharawi... Visto che è specializzata in casi drammatici non se la sente di votare la finanziaria di Prodi?». Sì, il vento è cambiato, e il partito della satira incalza. Sì, si può governare contro tutto e tutti: ma contro il partito della satira, è veramente dura.
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