«Satisfaction» conquista ancora l’America

Niente nostalgia ma musica potente con classici come «Sympathy For the Devil» e «Honky Tonk Woman»

Silvia Kramar

da Boston

Chissà quanti di quei ragazzini americani, che nel giugno del 1964 avevano comprato un biglietto da tre dollari per vedere i Rolling Stones nel loro primo tour americano, avrebbero immaginato che i loro nipoti, quarant'anni dopo, sarebbero andati in delirio ascoltando brani stagionati come Brown Sugar e You Can’t Always Get What You Want.
Eppure, ballando per due ore, imitando l'energia supersonica di Mick Jagger e ondeggiando tra i cinquantamila spettatori che domenica sera hanno riempito l'immenso stadio del baseball di Fenwey Park, a Boston, anche i teen-ager hanno dimostrato di adorare i quattro nonni del rock. I giovani erano scatenatissimi; una ventenne ad esempio si è arrampicata sulla tettoia degli spalti coperti, cadendo mentre ballava sulle note di Jumpin’ Jack Flash e fratturandosi le caviglie e un polso. Certo, quando gli Stones arrivarono negli States la prima volta, quattro mesi dopo i Beatles, l'America era ben diversa: i ragazzini ballavano il Watusi, Barry Goldwater era la speranza del partito repubblicano, John Kennedy era appena stato assassinato; quell'America li aveva definiti «un'alternativa anarchica e oltraggiosa ai Beatles», scommettendo che sarebbero scomparsi dopo pochi anni. Mick Jagger allora aveva 21 anni: oggi ne ha 62, ma Sir Jagger ha fatto esplodere sul palco la sua personalità di show-man, la sua voce che ha fatto di lui uno dei più straordinari performer che abbia messo piede su un palcoscenico.
Nello stadio di Boston i Rolling Stones hanno rinnovato il loro rito: non hanno riempito l’aria di nostalgia o di sospiri di baby boomer alla ricerca di una giovinezza bruciata, ma solo di una musica senza tempo, di un ritmo ambizioso e potente. Interpretando i loro classici, questi quattro ragazzini sessantenni, che sommando le età arrivano a 245 anni, hanno infiammato migliaia di giovanissimi bostoniani e una marea di «over 50» dai capelli brizzolati, la pinguedine di chi si è lasciato andare e le rughe di anni di stress: così i nonni americani hanno inneggiato ai quattro dinosauri del rock. «Non faremmo un altro tour se non sapessimo che c'è un sacco di gente che ha ancora voglia di ascoltarci - ha dichiarato Jagger - che ha trascorso gli ultimi giorni in piena concentrazione, concedendosi solo qualche cena intima con la sua compagna, la fotomodella L'Wren Scott; «Soprattutto giovani. E poi guardate: Lucian Freud e Francis Bacon hanno dipinto con energia fino alla fine della loro vita. Noi Rolling Stones abbiamo ancora un sacco di energia creativa, fors'anche perché non abbiamo fatto un album ogni dieci minuti».
Nell’aria c’è l'elettricità di una nottata perfetta, con tanto di luna quasi piena e il pubblico che non ha mai smesso di cantare, seguendo il ritmo di uno spettacolo fantasmagorico, i cui biglietti costavano fino a 453 dollari. Davanti ad un incredibile palco collegato ad una struttura metallizzata, alta tre piani e che ricorda il terminal di un aeroporto, gli Stones hanno cantato 21 brani, dai grandi classici (Honky Tonk Woman, Satisfaction) ad alcuni dell'ultimo album Bigger Bang (in uscita il 5 settembre) come Beast of Burden, Oh No Not You Again e il bluesaccio Back of My Mind. Applauditissima Night Time Is the Right Time di Ray Charles, al quale gli Stones hanno dedicato un momento emozionante della serata. Grandi applausi per Keith Richards quando ha cantato (con la voce arrochita dalle tante sigarette fumate durante lo show) The Worst e Voodoo Lounge, con l’aiuto di Bernard Fowler. Fiammate infernali hanno poi accompagnato le note di Simpathy For the Devil, stuzzicando il pubblico americano e trascinandolo nella loro voglia di cambiare il mondo. Eppure gli Stones non hanno cantato Sweet Neo Con, il brano tanto contestato tratto dal nuovo cd. Niente polemica quindi, anche se nello stadio c’è stata un po’ di tensione: Arnold Schwarzenegger, governatore della California, ha venduto alcuni biglietti a centomila dollari per sovvenzionare la sua campagna elettorale e le infermiere californiane, che lo inseguono per avere un aumento, sono arrivate fin qui coi loro cartelloni di protesta. Non era quindi il momento di fare politica, ma solo musica. Così gli Stones si sono rivelati per l’ennesima volta i portabandiera del rock senza tempo. Questa America è molto cambiata da quella che li aveva accolti quarant'anni fa: oggi ci sono ottantenni che, come il vecchio George Bush senior, fanno bungee-jumping, altri che vanno a studiare italiano a Firenze, imparano la cucina francese e vanno a fare trekking in Nepal. E ci sono quattro rocchettari inglesi che vengono a conquistare gli under venti e a farli sognare con lezioni di musica e di vita.