Savarese: «Avanti piano sulla divisione della rete»

da Milano

«La separazione delle rete di Telecom Italia deve comportare soprattutto benefici per i consumatori e, dunque, deve essere gestita con celerità ma senza accelerazioni forzate come quella del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che vorrebbe che fosse effettuata entro il prossimo dicembre». Lo spiega Enzo Savarese, uno dei commissari dell’Authority delle tlc italiana che si trova a dover affrontare problemi cruciali per lo sviluppo dell’intero settore delle telecomunicazioni. Tra le questioni più impellenti c’è indubbiamente il nodo della separazione gestionale della rete di Telecom Italia.
Perché la questione è tanto delicata da affrontare?
«In primo luogo perché da questo dipende lo sviluppo della cosiddetta rete superveloce (ngn), ossia quella di nuova generazione. È ovvio che se è più facile separare le vecchie reti in rame bisogna però valutare chi dovrà costruire la rete di nuova generazione».
Quindi qual è il problema?
«Bisogna essere certi di garantire la giusta remunerazione a chi farà quel tipo di rete. Altrimenti nessuno sarà interessato a investire se non c’è un ritorno».
E a livello europeo com’è la situazione?
«Anche nell’Ue ci sono diverse correnti di pensiero. Da un lato c’è il commissario per i Media, Viviane Reding, che è per la separazione della rete mentre Neelie Kroes, dell’Antitrust, sposa il modello, che è poi quello dei governi francese, spagnolo e tedesco, che prevede, invece, di affrontare di volta in volta i casi di concorrenza sleale ma senza separare la rete».
Chi vincerà?
«Difficile dirlo. Bisogna comunque trovare un’intesa soddisfacente con Telecom e, ovviamente, con i nuovi proprietari dell’ex monopolista (tra cui Telefonica, Generali, Intesa Sanpaolo, ndr)».
E come vede il consolidamento che sta avvenendo sul mercato delle tlc?
«Non c’è dubbio che è in corso un processo di aggregazione anche perché il mercato delle tlc non cresce più a due cifre e alcune misure, come quella di togliere il costo di ricarica sulla telefonia mobile, ha influito negativamente sui conti economici degli operatori più piccoli come Wind o 3. Anche per la telefonia fissa ci sono alcune criticità. Qualcuno tra gli operatori più piccoli è destinato a sparire. Del resto l’esperienza statunitense di At&t, che è tornata grande, può essere d’aiuto in questo senso».