Savastano dei Ds passa a Forza Italia: «Nessuno ferma il degrado del centro»

Su Campo de’ Fiori la rottura con la maggioranza: «Si è pensato solo alle licenze per i pub. Così però il commercio muore»

Claudia Passa

«Ero stufo di abbaiare alla luna, non volevo fare l’utile idiota». È un fiume in piena Giampiero Savastano. Consigliere in I municipio, eletto nelle file dei Ds e poi transitato nella lista Veltroni. Dopo tante battaglie controcorrente, dopo “troppi mal di pancia e indigestioni”, ha sbattuto la porta e ha deciso di unirsi a Forza Italia.
Perché questa scelta?
«Perché dopo cinque anni, su tutti i temi per i quali ero entrato in politica - tutela della residenzialità, vivibilità del centro, rispetto delle regole - non solo non è stato fatto nulla, ma la situazione è peggiorata. Prendiamo le pedonalizzazioni: io sono anche d’accordo, ma solo a precise condizioni. Non come è accaduto a piazza Capranica: sono scomparsi quaranta posti auto senza alternativa di parcheggio. Oppure la “tassa” dei 30 euro, pretesa dai cittadini in cambio di nulla».
Fra decoro e degrado, nel centro storico chi ha vinto la partita?
«Con tutto il rispetto per il suk di Marrakesh, ormai è l’unico paragone appropriato. Basti pensare alla delibera sulle piazze salotto: visto il risultato, a voler fare dell’ironia viene il sospetto che l’assessore che l’ha inventata, più che a un salotto forse si sia ispirata a qualche vano meno nobile... Per non parlare dell’Esquilino, dove i pochi italiani superstiti sono costretti a nutrirsi di involtini primavera piuttosto che di pane di Genzano».
Al centro delle polemiche c’è di nuovo Campo dei Fiori...
«Fra i motivi della mia candidatura, cinque anni fa, c’era il tentativo di contenere la proliferazione di pub, bar e affini in quell’area. Invece si è continuato a erogare licenze, uccidendo il commercio di prossimità. Con venti locali attorno a una piazza, è inevitabile che quando ci sono avventori ubriachi si crei scompiglio».
Lei ha fatto parte dell’osservatorio sugli orari notturni dei locali.
«Sarà un caso, ma quando ho iniziato a chiedere più chiarezza l’osservatorio è stato chiuso».
Lei è stato spesso in polemica con la sua ex coalizione, basti pensare allo “strappo” sull’abusivismo commerciale per cui il municipio sfiorò la crisi. Come reagivano i suoi alleati?
«Non mi è stato consentito di fare nulla. Cercavo di svolgere una funzione di critica costruttiva, e invece venivo accusato di fare “cose da destra”. Ma il cittadino che non dorme o non parcheggia non è né di destra né di sinistra. In quello schieramento avrei dovuto rappresentare la società civile, ma quando la società civile avanza critiche, quelle forze politiche mettono la mordacchia».
Quali sono stati i rapporti con l’opposizione?
«Il centrodestra è stato leale e costruttivo, ha anche votato proposte della controparte, ed è stato più incisivo e presente nelle rivendicazioni dei cittadini. Ai quali invece, quando erano sostenuti dall’opposizione, spesso non veniva data neanche una risposta da una maggioranza che si è così dimostrata ottusa».
Per anni Comune e municipio si sono rimpallati le responsabilità. Tra Veltroni e Lobefaro, lei chi butterebbe giù dalla torre?
«Si è trattato di un pirandelliano gioco delle parti. Oppure, per dirla con ironia, del bue che dice cornuto all’asino».