Save, esclusa dalla «gara» per l’aeroporto di Budapest

Resi noti i candidati. «Offerte due volte superiori alla nostra»

da Milano

Non ci sarà Save, società che gestisce tra l’altro l’aeroporto Marco Polo di Venezia, nella gara per la privatizzazione dell’hub internazionale di Budapest. L’Agenzia delle privatizzazioni ungherese ha reso nota ieri la shortlist, dimezzando la lista delle società e consorzi autorizzati a presentare un’offerta.
La società di gestione dell’Aeroporto di Venezia conferma la notizia ad Apcom, e fa sapere di essere «comunque soddisfatta dell’offerta effettuata. Ci risulta che i gruppi rimasti nella shortlist abbiano offerto più del doppio. La Save non era certo disposta a un tale rilancio». Le cinque aziende che potranno proseguire nella procedura di privatizzazione, scrive il sito Portfolio.hu, sono la britannica Baa (tra cui aeroporti di Londra e Napoli Capodichino), la tedesca Hotchief (Düsseldorf, Amburgo, Atene, Sydney e Tirana) la tedesca Fraport con Deutsche Bank (Francoforte), la danese Kl (Copenhagen) e l’australiana Macquire (Sydney). L’Agenzia per le privatizzazioni magiara ha messo sul mercato il 75 per cento delle azioni, meno una. Le offerte dei concorrenti vanno da 202 miliardi di fiorini (800 milioni di euro) ai 390 miliardi (1,9 miliardi di euro).
Quella ungherese era la soluzione adottata per reinvestire le risorse raccolte nella recente quotazione alla Borsa di Milano. «Nostra intenzione è investire in progetti di crescita importanti anche a livello internazionale», aveva dichiarato il presidente di Save, Enrico Marchi.