Saviano, Ricolfi e Buttafuoco Ecco i neo-vociani (diretti da Tarchi)

Ma è possibile una nuova «Voce», oggi? Sembrerebbe di no. Troppo differente il contesto, troppo cambiato il Paese, troppo «trasformata» - ammesso che ancora esista - la figura dell’intellettuale. Impossibile rifare il verso al foglio prezzoliniano. Però... però è possibile - nessuno lo vieta - immaginare una redazione-tipo di una «Voce»-tipo, cent’anni dopo. Bene allora eccoli i neo-vociani, «rigorosi osservatori, capaci di denunciare i difetti nazionali penetrando con competenza i singoli problemi». Nominato sul campo direttore Marco Tarchi, l’unico vero intellettuale scomodo attualmente su piazza, non rimane che scegliere i suoi sodali - il meglio della cultura del tempo - in grado di rifare l’Italietta attraverso un «mutamento interiore delle coscienze». Prima di tutto, Roberto Saviano, al quale affidare, per competenza, la «questione meridionale». Poi, il nodo dell’istruzione e delle riforme (il termine “baroni universitari” è di squisito conio vociano...): non può che scioglierlo un irregolare come Luca Ricolfi. E per i mutamenti del costume nazionale Giampiero Mughini (il primo Mughini, però...). Fra i critici “eretici” perfetto sarebbe un grande vecchio al di sopra di ogni sospetto come Goffredo Fofi, mentre un politologo al di là della destra e della sinistra che fa al caso nostro è il giovane e intellettualmente aitante Alessandro Giuli, un «foliante» doc (il «riformista» Luca Mastrantonio ci sembra troppo populist chic). Un battitore libero («anti» tutto per definizione) che non può mancare nella squadra è naturalmente Vittorio Sgarbi, mentre fra i «giovani» scrittori capaci di rompere i vecchi e polverosi schemi imperanti in letteratura, guardandoci attorno, l’unico è . Sarebbe un bel giornale. E magari piacerebbe anche a Prezzolini.