Saviano santo subito. Ma stiamo attenti a non esagerare

C’è chi lo mette nel presepe, chi lo vuole già premio Nobel per la Pace, chi lo chiama eroe, chi lo vuole sugli altari (mediatici). Fenomenologia di uno scrittore di cui non si può parlarne che bene…<br />

Uno dei grandi insegnamenti della vita lo devo al mio vecchio rettore, quando arrotondavo le collaborazioni giornalistiche con l’insegnamento in collegio. Durante gli scrutini, don Claudio – ogni volta che un insegnante iniziava a parlare troppo bene di un alunno – riportava tutti alla realtà: “Attenti a non esagerare. I santi si fanno in cielo, fino a quando stiamo qui in terra siamo tutti peccatori”.

Pensavo a questo ieri sera quando per oltre un’ora – poi ho abbandonato – ho assistito alla santificazione in diretta da parte di un Mentana in choc adrenalinico e a un pubblico in estasi dello scrittore Roberto Saviano. “Attenti a non esagerare”. Credo che don Claudio avesse ragione: l’uomo, purtroppo – a differenza degli angeli - è banalmente un uomo. E quindi peccatore: si tratta solo si sapere quando e quanto. Ma prima o poi, inesorabilmente, peccherà. Ora: non vogliamo dire con questo che fra tre o quattro anni beccheranno Saviano che spaccia eroina a Casal di Principe. Vogliamo solo dire: attenti, non esageriamo. E’ un uomo come tutti noi. Anzi, peggio: è uno scrittore (con tutta la forza morale, l’intelligenza e la vanità che ne conseguono). Anche perché santificare in vita Saviano significa fargli del male. 

Per diversi motivi. Primo: glorificare oltre misura Saviano e identificarlo tout court con la lotta alla Camorra vuol dire trasformarlo, agli occhi dei camorristi, nel nemico pubblico Numero Uno, nel senso di primo e unico e quindi esporlo maggiormente ai rischi attentanti: accadde a Falcone, simbolo della lotta alla mafia. Secondo: innalzare Saviano oltre ogni limite – dal punto di vista morale, etico, civile, letterario eccetera eccetera - si rischia di “proporre” un orizzonte d’attesa per ogni suo intervento – televisivo, giornalistico, letterario – talmente ampio da essere difficilmente poi soddisfatto (c’è chi fa notare che dopo “Gomorra”, e sono passati oltre due anni, non è arrivato più nulla). Terzo: costringere Saviano a una sovra-esposizione mediatica si finisce per cadere nell’errore – particolarmente pericoloso – di identificare e confondere la forza morale dell’autore del libro (indubbia) con il valore civile del libro (sacrosanto) e anche con il valore letterario del libro (nullo, o quasi). Saviano è un grande cronista o un giornalista impegnato, o un saggista anche. E’ persino un intellettuale. Ma non è un romanziere. Non nel senso di aver scritto un capolavoro della narrativa. E’ assolutamente certo che “Gomorra” rimarrà nella storia della società italiana, in quella editoriale, e in quella del cinema addirittura. Ma non in quella della letteratura. Cosa che al lettore-cittadino comune può anche non interessare affatto, ma al critico sì, e molto. 

Saviano e la camorra sono diventati un po’ come gli ebrei e la Shoah. Intoccabili. Impossibile avanzare anche solo la più velata delle critiche. In un caso passeresti per antisemita, a prescindere. Nell’altro per un invidioso del suo successo, nel migliore dei casi, o in un fiancheggiatore della mafia, nel peggiore. In pubblico – in televisione sui grandi giornali – se si parla di Saviano è solo per glorificarlo. In privato – sui blog ad esempio, anche se fanno più contatti di un quotidiano qualunque – invece , come capita sempre in questi casi, ci si sfoga. Il nostro articolo pubblicato ieri sul “Giornale”, postato sul blog Satisfiction di Gian Paolo Serino, ha raccolto (sono numeri bassi, certo, ma indicativi) una sessantina di commenti. Nella stragrande maggioranza dei casi negativi o addirittura pesantemente negativi verso Saviano. Si dice che ci ha rotto i coglioni perché è sempre sui giornali e in tv, che è solo un caso editoriale-mediatico, che il libro vale zero dal punto di vista letterario, che anche da quello giornalistico non ci ha raccontato nulla più di quanto sapevano già, che è antipatico… E, a naso, ci sentiamo di escludere che i blogger siano tutti affiliati alla camorra.

Ieri politici di destra e di sinistra, rarissimo caso di mozione bipartisan, hanno proposto di insignire con la cittadinanza onoraria della Capitale lo scrittore Roberto Saviano. Nello stesso tempo Canale 5 ha annunciato che riproporrà domani sera, dopo la prima puntata di «Paperissima», quindi in una fascia di massimo ascolto, l’intervista di Enrico Mentana a Saviano “per l’alto valore civile della testimonianza dell’autore di Gomorra”. Salman Rushdie, a suo tempo colpito a suo tempo da una “fatwa” dell’Iran per i suoi scritti, da Parigi si è preoccupato di avvertire che «Saviano corre un pericolo terribile e dovrà scegliere molto prudentemente il suo luogo di destinazione se lascerà l’Italia”. E infine il noto sociologo Domenico De Masi ha proposto Saviano quale prossimo premio Nobel per la Pace. Ed è pure diventato una statuina del presepe napoletano. Il mio vecchio rettore direbbe: “Non esageriamo”.