Saviano, ultima foglia di fico di Uòlter

SBANDO Il segretario chiede all’autore di Gomorra di insegnare alle Frattocchie. E già si parla di un seggio Ue

RomaAvrà certamente ragione Berlusconi, ci mancherebbe, quando dice che gli sembra «una proposta troppo intelligente» da commentare, però l’interrogativo resta: non c’era nessuno intorno al pirotecnico Uolter che potesse suggerirgli qualcosa di meglio? Niente da fare, rieccolo il leader del Pd nella tempesta: sotto i colpi di maglio degli arresti, delle inchieste e degli appalti, fruga nel cilindro magico e tira fuori l’icona di Saviano strappando gli applausi della sua platea. Gli sta crollando il mondo sulle spalle e che fa? Chiama a raccolta amici e compagni per trovar tutti rifugio all’ombra di San Roberto, l’autore di Gomorra. Anche per rispetto alla metà del suo partito di provenienza democristiana, tanto valeva tagliar corto indicando direttamente il taumaturgico San Gennaro. Ma è mai possibile che invece di affrontar di petto la «questione morale», fare come Craxi o come Di Pietro, a forza di «ma anche» finisca ancora una volta col nascondersi dietro una foglia di fico?
Foglia più che autorevole, nobile e forte, ci mancherebbe. Pare che contro la camorra stiano provocando più effetti il suo libro e il film che ne è tratto, di ogni altra iniziativa politica. Ma che c’entra la camorra, o la mafia, o la sacra corona unita, con quel che sta sfasciando il Pd? Lo stanno sbriciolando i magistrati semmai, forse gli stessi suoi esponenti locali, probabilmente più di un Romeo e di sicuro la nemesi storica, ma non certo la malavita organizzata. Eppure, come faro per uscire dalle secche e dalle nebbie della questione morale, qualcuno - il deputato Pd Franco Laratta - ha proposto di candidare Saviano «simbolo della lotta alla mafia e alla corruzione» alle elezioni europee. A Strasburgo a votare provvedimenti tanto importanti quanto lontani dalle sue cose. Meglio, a questo punto, allevare e formare i virgulti del Pd. Veltroni l’altro giorno ha annunciato la nascita di una «scuola di formazione nel Mezzogiorno per una nuova leva di amministratori, per i giovani, che abbia al centro i temi della legalità». E chi ha da essere il docente più illustre e autorevole? Roberto Saviano appunto, che il leader ha già «incontrato e che ha accettato di prendere parte a questo nostro progetto».
Evviva le Frattocchie del nuovo millennio, Saviano salverà il futuro del Pd. Ecco la svolta di Veltroni, l’inversione di tendenza, l’argine alla Tangentopoli che beffardamente colpisce i postcomunisti con tre lustri di ritardo: scende in campo Saviano, «sono segni di speranza che dobbiamo incoraggiare e dai quali dobbiamo attingere energie», tranquillizza il segretario. Peccato per lui che nel giro di poche ore gli sia caduta addosso anche una doccia gelata dallo stesso Saviano. Con una risposta formale più bruciante di un avviso di garanzia: «Sarò lieto di tenere una lezione alla scuola di formazione nel Mezzogiorno a condizione che il Pd si impegni a portare avanti un doveroso percorso di azzeramento della classe dirigente (meridionale e non solo) collusa e compromessa, che negli anni ha purtroppo dimostrato di essere fortemente inadeguata alla realtà territoriale». Intanto, «una lezione» e non un corso, insomma una botta e via. Ma a quale prezzo. Veltroni faccia un repulisti da paura, perché il Pd che descrive Saviano è peggio di quello che ipotizzano le procure.
San Gennaro non scioglie le ampolle e pure San Roberto è restio a farsi arruolare. «Io sono uno scrittore e non un politico», manda a dire ancora Saviano a Veltroni, «quindi ho il privilegio di poter parlare a tutti, dagli studenti di ogni colore politico alle scuole di partito, alle accademie, perché prima di ogni differenza o divisione c’è la legalità che è la premessa assoluta e non la conseguenza della dialettica democratica». A Veltroni ieri, parlando ai giovani del Pd che dovrebbero presto frequentare la Frattocchie con o senza Saviano, non è rimasto che l’appello contro i «capibastone» del suo partito. Mentre Saviano, dalla prima pagina di un giornale amico del Pd, aggiunge un carico da quaranta: «Credo che sia giunto il momento di svegliarsi dai sonni di comodo, dalle pie menzogne raccontate per conforto, così come è tempo massimo di non volersela cavare con qualche pezza, qualche piccola epurazione e qualche nome nuovo che corrisponda a un rinnovamento di facciata».