Savignano e i giovani della Scala al Manzoni per «Luminare Minus»

Chi meglio di lei? Leggera ed eterea, Luciana Svignano era già una perfetta icona di «astronauta» della danza, creatura extraterrestre per stile e grazia, prima che Maurice Bejart le cucisse addosso il ruolo di «Luna» in uno dei suoi capolavori. E così Selene, il pianeta algido e malinconico, il sogno di conquista dell'uomo moderno, torna a vivere nei passi e nell'interpretazione di Luciana Svignano che questa sera danzerà in Luminare Minus, performance di musica, danza e video, che riporta sulla ribalta del Teatro Manzoni una coproduzione tra il Museo e l'Accademia Teatro alla Scala. Era il 1973 quando il presidente Usa Richard Nixon fece dono al presidente Giovanne Leone di un frammento di roccia lunare della Taurus Littrow Valley. Da allora la roccia è conservata al Museo della Scienza e della Tecnologia. Luminare Minus, dall'idea e regia di Mauro Bonazzoli, unisce la danza contemporanea alla video-proiezione in un unicum originale. Sulla Luna il suono non esiste, ma dalla Terra è possibile immaginare di ascoltarne un parziale eco: così la musica composta da Giampaolo Testoni crea un percorso di sei scene in cui la metafora del mito lunare e il fascino della pratica scientifica si intrecciano. Nello spazio sospeso, che avvolge il mutismo lunare, la musica chiede al movimento segreto della macchina del cielo un indizio, una traccia poetica: le geometrie irrazionali di quel mondo «fuori dal mondo» modellano la musica in totale armonia con la coreografia che porta la firma di Emanuela Tagliavia. Savignano, accompagnata dagli allievi della Scuola di Ballo dell'Accademia del Teatro alla Scala, interpreta due ruoli: Selene ed Ecate, luce e ombra, bianco e nero, spazio luminoso e spazio oscuro.