Savignone non vuole il Cpt

Erika Falone

Cpt? No, grazie.
È questa la risposta di Savignone di fronte alla «minaccia» di vedere la vecchia casa colonica trasformata in un centro di permanenza temporanea per stranieri. Notizia che il comune di Savignone ha appreso qualche settimana fa sfogliando, come ogni mattina, un quotidiano.
Il prefetto avrebbe deciso di riadattare la villa a un centro di permanenza per gli immigrati.
Neanche a dirlo, la voce ha fatto rapidamente il giro del paese. Dando il via al «mugugno».
«Tutto quello che sappiamo di questa questione si basa solamente su quello che abbiamo letto sui giornali - spiega la signora Germana Tinelli, assessore delegato al Bilancio ed alle Finanze del Comune di Savignone -. Non abbiamo ancora avuto nessun contatto con il prefetto, né ufficiale né ufficioso».
Ma Savignone non è rimasta con le mani in mano. Giovedì scorso la giunta comunale ha approvato all'unanimità un documento contro l'eventuale decisione di trasferire lì il Cpt.
Documento nel quale appaiono le motivazioni per cui la popolazione ha detto no. In primo luogo la volontà di destinare a miglior uso il sito individuato per l'inserimento del Cpt, anche in virtù della sua conservazione. La villa colonica, che si trova a mille metri d'altezza, sorge al centro di un panoramico parco, ed è classificato come immobile di pregio, vincolato dalla Soprintendenza ai beni culturali. «Un paese come il nostro non sarebbe in grado di gestire questo tipo di iniziativa - sottolinea l'assessore al Bilancio -. Avrebbe certamente un impatto troppo forte sulla popolazione. Che tra l'altro rischia di essere numericamente inferiore rispetto agli immigrati ospitati dalla struttura».
La villa è inutilizzata ormai da trent'anni, nel corso dei quali è diventata anche ricovero coatto per una trentina di mucche.
Maggioranza e opposizione si sono trovate d'accordo su tutti i punti. E stanno elaborando un sistema per lasciare in gestione la casa colonica a associazioni di volontariato o istituti di riabilitazione per anziani. Realtà che, a detta di tutta la popolazione, riuscirebbero a interagire in modo sicuramente più positivo con il reticolo sociale dell'abitato ligure.
«Non siamo stati ancora contattati da nessuno per il progetto di collocare qui un Cpt - commenta Germana Tinelli -. Non amiamo metterci in mostra senza un motivo ben preciso: siamo solo preoccupati per una decisione che può essere presa “ai vertici”, nella quale rischiamo di non avere alcuna voce in capitolo».
Agitazioni in vista, quindi? «Non stiamo ancora pensando a blocchi stradali o a misure di questo genere - aggiunge -. Per ora ci stiamo muovendo sul piano burocratico».
Anche gli altri centri abitati dell'Alta Valle Scrivia e la Comunità Montana hanno voluto esprimere la loro solidarietà al Comune sottoscrivendo un documento in suo sostegno.
Nella speranza che l'unione faccia veramente la forza, Savignone aspetta.