Savoia, Amedeo «detronizza» Vittorio Emanuele

Dopo anni di dispute, il duca ottiene dalla Consulta del regno l’investitura a legittimo erede di Umberto II a scapito del cugino

Barbara Benini

da Milano

Passa di mano lo scettro di casa Savoia. Da ieri il duca Amedeo d’Aosta è «il capo della casa di Savoia e il Duca di Savoia, con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti». Una decisione ufficiale, presa dalla Consulta dei senatori del Regno, organismo nato nel 1955, con l'approvazione dell'ex re Umberto II, per conservare le tradizioni del Senato del regno d'Italia. Motivo ufficiale: il matrimonio di Vittorio Emanuele con una borghese senza l'assenso dell'ex sovrano. Tuttavia è forte il sospetto che la decisione sia una conseguenza delle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto il figlio dell’ultimo re d’Italia.
La decisione segna un punto di svolta in un’annosa querelle che ha visto contrapporsi i due rami di casa Savoia: da sempre, infatti, Amedeo d’Aosta, forte anche del sostegno dei «realisti» italiani, ha contestato al cugino, rivendicandolo per sé, il titolo di legittimo erede di casa Savoia. Ma ora è ufficiale e il documento che sancisce la svolta, con tanto di stemma reale e avallo di un parere pro veritate, firmato dal giurista ferrarese Franco Edoardo Adami, verrà trasmesso a tutti i sovrani d'Europa.
Opposte le reazioni dei diretti interessati. «Sento in questo momento una grande responsabilità, una responsabilità che mi porterò dietro per il resto della mia vita» ha commentato al Tg1 Amedeo d'Aosta mentre sull’altro fronte, al posto del padre ancora agli arresti domiciliari, Emanuele Filiberto reagisce con sdegno davvero «reale», annunciando di avere dato mandato ai suoi legali «di intraprendere le azioni opportune contro queste offese». «La scelta di lanciare proclami offensivi nei confronti di chi non può in questo momento replicare - ha detto ancora Emanuele Filiberto - dà la misura della rettitudine morale degli autori di questa offensiva mediatica».
A dar man forte al principe spodestato, il Coordinamento monarchico italiano, che ha definito quella del duca d'Aosta «mero atto d'opportunità mediatica che non fa certamente onore a chi l'ha concepito e realizzato».
Secondo il portavoce del Coordinamento, Eugenio Armando Dondero, riguardo ai meccanismi successori di casa Savoia, vi sarebbe oggi «un vuoto normativo in termini di legge scritta che viene riempito dalla tradizione. E in casa Savoia - sottolinea Dondero - questa tradizione ha sempre confermato il principio fondamentale della legge salica, in virtù del quale il primo figlio di re è l'erede legittimo». Anche l’esilio, al quale sono stati costretti Vittorio Emanuele e suo figlio, ma non Amedeo d’Aosta, confermerebbe la legittimità di Vittorio Emanuele alla successione.
Insomma, nonostante l’ufficialità dell’investitura, questa guerra tra teste più o meno coronate sembra ben lontana dalla fine e promette, come ogni favola reale che si rispetti, ancora molti colpi di scena.