A Savoldelli dona il rosa Basso litiga con Cunego

L’ottimo crono-prologo dell’ultimo vincitore si contrappone alla disastrosa prestazione del favorito, già ai ferri corti con il più giovane rivale

nostro inviato a Liegi
Happy birthday, mister Paul. Oggi l’americano della Val Seriana compie 33 anni, un’età che dice pur sempre qualcosa nella vita di un povero cristiano, e per la festa di compleanno si presenterà vestito di rosa. Ebbene sì: il delfino di Armstrong, pagatissimo in dollari dalla megarete satellitare Discovery Channel, ricomincia il Giro come se per un anno non si fosse mai levato quel capino color confetto che tanto gli donava nel maggio scorso, sul palco di Milano, zona Porta Venezia. Sempre lui, ancora lui: primo alla fine, primo all’inizio.
Per mantenersi stretta l’amata maglia rosa, Paolo Savoldelli s’inventa un capolavoro in miniatura: sei chilometri appena di cronometro, ma percorsi con una velocità e uno stile semplicemente perfetti. Alla fine, è l’unico a restare sotto il muro degli otto minuti. Primo nel tratto finale di discesa, e questo tutto sommato è abbastanza scontato. Ma la notizia seria è che schiaffeggia tutti anche nel pezzo iniziale di salita, dove toccherebbe ad altri far del male. Invece niente: non c’è ostacolo capace di fermare la furia bergamasca.
Nel giorno della matematica promozione in A della sua Atalanta, lui domina la serie A del Giro. Tutta dietro, a distanze abissali, considerando la durata della prova, la spettabile concorrenza. Parlando di candidati al rosa finale, il meglio è Di Luca a 19’’. Non male i piccoletti Cunego e Simoni, certamente poco indicati a questo genere di cose (25’’ e 26’’ i rispettivi ritardi). Male, decisamente male, invece Ivan Basso, che della cronometro sarebbe ormai uno specialista: i suoi 23’’, nonostante si stia parlando di una passerella inaugurale, sono allarmanti.
Sono quattro secondi a chilometro, misurando in termini più tecnici: tanti, anzi troppi. Difatti stupiscono anche Savoldelli: «Non ho certo deciso il Giro, ma effettivamente è un buon vantaggio. Sinceramente, non credevo. Quando me l’hanno detto in corsa, pensavo avessero sbagliato i calcoli. Poi invece mi sono reso conto di aver vinto davvero. Gli avversari? Sono io ad aver confezionato un miracolo. I prologhi di solito si vincono e si perdono per centesimi: il Giro deve ancora cominciare, ma questo è un vantaggio che mi fa comodo e che mi tengo stretto...».
Italiani brava gente. Fare un figurone qui in Belgio procura un doppio piacere. Commossa la nutrita comunità dei nostri connazionali. Se poi, come dice lo stesso Savoldelli, quest’oggi un altro italiano riuscisse ad onorare il traguardo di Marcinelle, dove nel ’56 abbiamo lasciato in fondo a una miniera 136 vite d’emigranti, ecco, «sarebbe come mettere una bella ciliegia in cima alla nostra torta rosa». Toccherebbe a Petacchi: non può fare brutti scherzi proprio stavolta...
A questo festival del tricolore non può poi mancare anche un’altra delle nostre migliori specialità: la rivalità, il veleno, le beghe da pollaio. Neppure il tempo di partire e il dualismo più atteso esplode fragorosamente: Basso contro Cunego, Cunego contro Basso. In attesa di cantarsele lungo le tappe decisive a colpi di pedale, già fanno chiaramente intendere con quale spirito vadano ad affrontarsi. Per proporre un simpatico esempio sportivo, siamo nel solco del fertile rapporto tra Valentino Rossi e Max Biaggi.
I due ciclisti, destinati da tempo a impersonare un ruolo storico e leggendario del ciclismo, quello della feroce rivalità tra campioni diversi in tutto, stanno attrezzandosi a meraviglia. Alla vigilia del via, Basso si rifiuta di parlare assieme a Cunego in conferenza stampa. Ufficialmente, ma molto diplomaticamente, dice che non ha nulla di personale, che è solo un problema di accordi pregressi con l’organizzazione. Ma fuori dall’ufficialità è tutto un altro parlare: praticamente, dice che è legato a Cunego da una salda e reciproca antipatia.
La risposta del Piccolo Principe è molto più chiara, come da intervista del nostro Stagi: non ho nessuna voglia di litigare, ma se proprio ci tiene, io sono pronto. Forza, si ricomincia. Per il più giovane dei big si apre una nuova storia di rivalità, di dispetti e di ripicche. Non si troverà a disagio: due anni di master con Simoni gli valgono una laurea in arsenico e vecchi merletti.