Savoldelli e Simoni largo all’usato sicuro

Cristiano Gatti

nostro inviato a Livigno

Scene che non si vorrebbe mai vedere. Né tanto meno raccontare. Certo, sarebbe bello che Ivan Basso fosse un cartoon come Popeye, cui basta una scatola di spinaci per rialzarsi dopo una tramvata: ma purtroppo è un umano, e inevitabilmente deve accettare rassegnato il fatale destino. Il brutto malanno di stomaco dell'altro giorno lo svuota di qualsiasi forma d'energia, condannandolo a trasmettere anche dallo Stelvio tutta la pietà di una resa definitiva. Sul traguardo di Livigno si presenta a tre quarti d'ora dal vincitore Parra, lo stesso del giorno prima: nei rispettivi week-end, si racchiude mirabilmente il senso eccentrico e stravagante della vita, con il nostro campione umiliato in due giorni di interminabile calvario e il colombiano esaltato dal suo volo continuo di 350 chilometri in fuga.
Poi c'è Cunego. Un'altra scena che non si vorrebbe mai raccontare. Dodici mesi fa era il Piccolo Principe di questa corsa, nuovo e fresco come da anni si sognava, capace in pochi giorni di sollevare entusiasmi nazionali. Guardalo lì, soltanto un anno dopo: in fuga dal primo chilometro come l'ultimo dei signor nessuno, quindi (...)