Savoldelli gregario in rosa: «Così farò vincere Armstrong»

Il trionfatore dell’ultimo Giro parla del compagno texano, a pochi giorni dal via del Tour: «Darò tutto per Lance»

Pier Augusto Stagi

Uno è amico intimo nonché collaboratore di George W. Bush, l’altro un azzurro di Forza Italia, che ha conosciuto Silvio Berlusconi dopo il proprio successo al Giro d’Italia. Uno è Lance Armstrong, l’uomo dei record, uno degli sportivi più conosciuti e acclamati del pianeta sport, l’altro è Paolo Savoldelli, due Giri d’Italia nel cassetto e una passione vera per l’edilizia, chiamato da sabato prossimo a sudare e a sputare l’anima per la causa del texano che ha saputo sconfiggere il cancro, prima di vincere sei Tour de France consecutivi.
Paolo Savoldelli, riposta la maglia rosa nel cassetto, andrà sulle strade di Francia con un unico grande obiettivo: «Contribuire alla causa di Armstrong, fare in modo che Lance possa correre il suo ultimo Tour de France da protagonista, e possa vincerlo per la settima volta consecutiva», dice.
Paolo Savoldelli, 32 annni bergamasco di Rovetta, sposato con Simonetta e padre di Marika, una bimba di 2 anni, è pronto per la sua quarta campagna di Francia (tre Tour alle spalle, nel ’96, nel ’99 e nel 2000: due finiti, uno no, ndr) con la maglia degli esploratori della Discovery Channel. «È facile correre per Lance, non potete immaginare – ci dice il vincitore dell’ultimo Giro – che personalità abbia. È un catalizzatore, un leader nato, al quale viene naturale tutto. Lui non chiede, propone. Siamo noi che lo seguiamo senza esitazione, perché è un esempio in ogni situazione. Basta osservarlo come si allena, come prepara la sua bicicletta, come pedala: ha una classe immensa, percepisci chiaramente che è di un altro pianeta. Cosa colpisce? Più ha problemi, più c’è pressione e più lui si galvanizza. È un combattente nato, ama confrontarsi come pochi».
Uno di un altro pianeta che però ha i piedi ben saldi per terra...
«È vero, Lance quando si mette in testa di fare una cosa lo fa con scrupolo maniacale e anche la cosa che può sembrare la più bizzarra, diventa abbordabile e possibile perché lui e Johan Bruyneel (il tecnico della Discovery, ndr), oltre a tutto lo staff, si muovono predisponendo ogni minimo dettaglio. Lance non lo conosco ancora benissimo, penso che lo conoscerò molto meglio in questa prima avventura insieme al Tour, ma nei ritiri che abbiamo sostenuto in questi mesi (due negli States a dicembre e gennaio, e a Tenerife, ndr) ho chiaramente percepito cosa significhi mentalità americana. Full-immersion, rigore, costanza, dedizione: assolutamente nulla deve essere lasciato al caso».
Se lo aspettava al Giro d’Italia, quando nel giorno di riposo (17 maggio) si presentò nel vostro albergo di Ravenna?
«Credetemi, assolutamente no. È stata una bellissima sorpresa. Non vi nascondo che ero emozionato come un bimbo, io che di solito non mi lascio mai andare. Quella sera abbiamo parlato per ore, Lance ha voluto sapere tutto di tutti. Mi chiedeva di quel corridore, di quell’altro, di come è caratterialmente, di come era quella tale salita, di come sono le partenze al Giro, intese di come la gente si accosta al ciclismo, se è più o meno appassionata di quella che si riversa sulle strade di Francia. E poi mi ha motivato come pochi, dicendomi che mi aveva seguito, tutti i giorni, e che gli stavo piacendo un sacco. Mi disse che era sicuro di un mio posto sul podio di Milano, ma era sicuro del fatto che il vincitore finale sarebbe stato Ivan Basso: si è sbagliato. Anche Lance a volte sbaglia».
E quest’anno sbaglierà?
«Nello sport, così come nella vita, non si può mai dire niente, però Lance ha fatto tutto per poter dare il suo addio alle competizioni nel migliore dei modi. Noi andremo al Tour de France per vincere: questo è chiaro».
Non le ha confidato cosa gli piacerebbe fare dopo essere sceso di bicicletta?
«Quando Lance è impegnato in una cosa pensa solo a quella. Lo capisco quando dice che ha deciso di smettere perché sente di non riuscire più a fare certi sacrifici. Quanti sarebbero disposti a sostenere i ritmi di allenamento a cui lui si sottopone quotidianamente, quanti farebbero mesi di “clausura” dopo aver vinto e guadagnato quello che ha vinto e guadagnato lui? No, lui è davvero una persona speciale, un uomo certamente da ammirare. Io credo che Lance possa fare quello che vuole: è intelligente, ha carisma, ha progetti. Io mi sono fatto anche un’idea: non mi meraviglierei che il suo futuro sia un giorno nella politica».
Insomma, un po’ come lei?
«No, il mio futuro è nell’edilizia, ma se me lo chiedessero sarei pronto a scendere in campo...».
Ci pare di averla già sentita...