Savona: ammucchiata da Vendola all’Udc...

Oltre al sindaco uscente del centrosinistra, Federico Berruti, agli elettori si chiede di giudicare quello che da sinistra è stato
ribattezzato il "laboratorio Liguria" e da destra la "grande
ammucchiata",  la santa alleanza che da Sel all’Udc passando
per l’Idv e il Pd tiene assieme il diavolo e l’acquasanta per combattere
Berlusconi

Benvenuti nella città dei miracoli. Macché Milano. È da Savona che il centrosinistra sogna, anzi no, giura di dare la spallata al governo Berlusconi. Se la va qui, la spaccherà dappertutto, dicono. Perché qui, sotto la Torretta del ponente ligure, alla prova non c’è tanto l’amministrazione uscente, quella del sindaco Federico Berruti che è anche il candidato del centrosinistra. No. Qui ciò che si chiede a lorsignori elettori è giudicare quello che da sinistra è stato ribattezzato il «laboratorio Liguria» e da destra la «grande ammucchiata», e insomma la santa alleanza che da Sel all’Udc passando per l’Idv e il Pd tiene assieme il diavolo e l’acquasanta per combattere il nemico comune Silvio Berlusconi, sempre lui. Trattasi della stessa coalizione che governa la Regione, il «modello Burlando», che i grandi strateghi del Pd vorrebbero riproporre anche a livello nazionale.

Con un punto di colore (rosso) in più: dopo la diaspora comunista fra vendoliani, Comunisti italiani e Rifondatori comunisti, rieccoli tutti uniti nonostante vecchi rancori mai sopiti e nuove invidie, potenza dell’ansia da scomparsa. Unico escluso dalla vasta coalizione il Fli. Non se la sono sentita, ecco, perché a livello nazionale vabbè, ma qui le facce e le storie che ci stanno dietro si conoscono bene, e ci voleva una cera bronzea a mettere assieme sulla scheda ex fascisti e perenni compagni: «A parte i ricordi della Resistenza, che qui sono molto vivi, gli esponenti del Fli fino all’altro ieri erano all’opposizione - spiega Giovanni Lunardon, vicesegretario ligure del Pd -. Presentarsi insieme sarebbe stata un’operazione trasformistica, improvvisata e raccogliticcia».

Mentre il Pd lascia agli elettori il compito di giudicare se non sia raccogliticcia invece una passerella lunga da Di Pietro a Cesa, di là c’è il centrodestra che, con Paolo Marson, tenta di sopperire alla banalità della solita coalizione a due, Pdl e Lega, occupandosi, ancora più banalmente, della città. Marson spera: «Erano partiti con un forte vantaggio e ne hanno perso molto, una dozzina di punti in tre mesi, secondo i loro stessi dati. Quello che colpisce di questa campagna elettorale è che gli amministratori uscenti non amano parlare del loro operato, ma solo di alchimie politiche». Una pozione magica per dare la spallata al governo.