Savona ferma le messe in latino Ed è polemica

(...) Il problema non è tanto lingua (il latino), quanto il rito pre-Concilio Vaticano II. Il Papa lo ha «liberalizzato» lo scorso settembre attraverso il Motu proprio. E a Celle Ligure, nella parrocchia di San Michele Arcangelo, domenica si è tenuta la prima messa nella diocesi di Savona con il rito antico. Una celebrazione seguita da 150-200 fedeli, ma criticata dal parroco. Sulla questione ieri è intervenuta la diocesi. In assenza del vescovo (monsignor Calcagno è stato trasferito a Roma), l’amministratore diocesano monsignor Andrea Giusto ha dichiarato: «Non essendo ancora chiarite a sufficienza le condizioni che renderebbero lecita la celebrazione secondo il Messale di san Pio V (il rito pre conciliare, ndr), chiedo ai i sacerdoti della diocesi di non accordare il permesso a gruppi che domandassero la celebrazione e di vigilare affinché in nessuna chiesa del territorio diocesano si organizzino Messe secondo il rito pre-conciliare».
«Ma così si disobbedisce al Papa!» protestano i fedeli. In base alle disposizioni Benedetto XVI, i sacerdoti non devono più chiedere permessi per usare l’antico rito nelle messe fuori orario, mentre nel caso vi siano «gruppi stabili di fedeli» che chiedono al parroco il permesso per usare l’antica liturgia, questa dovrà essere concessa anche nelle celebrazioni domenicali nelle parrocchie. È il caso di Celle, dove la messa in latino è stata organizzata nell’oratorio vicino alla chiesa dall’associazione genovese «Una voce». Il parroco, don Piero Giacosa, non si è opposto alla celebrazione, che però ora critica duramente. «Perché l’ho autorizzata? Ho detto agli organizzatori che la questione non mi interessava - spiega -Pensavo bastasse a dissuaderli».
La messa invece c’è stata, con le letture in latino, il sacerdote (un italo-brasiliano di Verona) che dava le spalle all’assemblea e l’omelia in italiano. «Ho paura che l’Italia, giardino della Chiesa Cattolica, diventi il giardino dei pagani, dei musulmani - ha detto il celebrante- Benedetto XVI ha liberalizzato questo rito per farci ricordare che la messa non è un teatro, ma luogo per pregare». I presenti hanno apprezzato «il ritorno al passato, alle cose serie». Racconta Gianni Romolotti: «Ho visto persone di una certa età commosse. C’erano anche dei ragazzi, facce pulite. Non era difficile seguire la messa, nel libretto c’era la traduzione in italiano. Le critiche? Solo gelosie, l’8 dicembre replicheremo».
Curia permettendo. «Lo stop è giusto - ribatte don Giacosa- La messa in latino è stata una concessione del Papa, deve unire, non può diventare un modo per fare proselitismo o per accontentare dei nostalgici per lo più esterni alla parrocchia».