A Savona ora Di Pietro può contare solo sull’Italia dei Veleni

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«Il partito in cui ho creduto e ho contribuito a far nascere e credere non esiste più sotto l’aspetto della trasparenza, della moralità, della questione morale». Il soggetto è l’Italia dei Valori, il partito che dà lezione agli altri. A dettare le definizioni è Nicola Divairo, vice segretario provinciale organizzativo di Savona. Anzi, ex vice segretario, perché non lo è più. Ha dato le dimissioni da quella che ormai «in Liguria è diventata come una diligenza, tutti salgono in carrozza per arrivare a destinazione». Intendendo sempre il partito delle mani linde.
La frattura è profonda ed è l’ennesima che arriva a scuotere i dipietristi anche in Liguria. A scatenare la reazione di Divairo è stata la decisione di rompere l’alleanza con il Pd in vista delle amministrative di Varazze. «Dal segretario provinciale Rosario Tuvé avevo ricevuto l’incarico di trovare l’accordo con gli alleati e così avevo fatto - spiega il dirigente dimissionario - La decisione di non portare avanti l’alleanza con il Pd è stata invece assunta dall’onorevole Giovanni Paladini in modo non trasparente, ambiguo e pure deludente» durante la riunione del direttivo regionale del 13 marzo scorso.
Dura l’analisi sull’esito di quell’incontro e sulle decisioni del partito. «Le scelte politiche, le alleanze e le intese non vengono compiute nel rispetto della serietà dei programmi e nella coerenza di una politica nazionale, ma per ambizioni personali e interessi di parte - attacca Divairo - Tale situazione è dovuta a una gestione verticistica, antidemocratica e dittatoriale imposta dal segretario regionale che, con metodi da prima repubblica, spostando pacchetti di tessere, impone la propria volontà e quella dei suoi adepti, a quegli iscritti, sani e portatori dei valori veri, che hanno fatto nascere il partito».
Secca la replica dell’interessato. «Nessuna decisione è stata presa dal direttivo regionale - assicura Paladini - A Varazze si è posta una questione tutta politica, unica realtà ligure. È stata tolta la delega a un nostro assessore senza neppure fornire spiegazioni, è normale che ci si debba interrogare sui rapporti con gli alleati. Quanto al resto delle accuse, vorrei ricordare che Divairo non avrebbe avuto neppure i numeri in termini di tessere per far parte del direttivo, né per essere vice segretario, ma il nostro è un partito aperto a tutte le voci e i suoi incarichi ne sono la prova. Comunque prendiamo atto delle sue dimissioni, non possiamo farci carico dei problemi di Divairo, che sarebbe meglio impiegasse lo stesso tempo a lavorare, come gli altri, per la gente».
L’unità di intenti all’interno di un partito è un’altra cosa. I dissapori e le spaccature nell’Idv restano all’ordine del giorno.