Savona, ore di angoscia aspettando una telefonata

Due auto dei carabinieri per allontanare i curiosi. E lunghissime ore trascorse davanti alla televisione e con il telefono a portata di mano in attesa di sapere. È passata così ieri la giornata nelle case di Matteo Refrigerato, 35 anni e Mirko Affasio, 39 i due alpinisti savonesi che facevano parte del gruppo di quattro scalatori dispersi a 6.600 metri sulla cima dell’Aconcagua, sulle Ande argentine e che ha causato un morto. I due savonesi sono della frazione di Bragno, nel comune di Cairo Montenotte, in Val Bormida. A casa Refrigerato a metà pomeriggio rispondeva il padre di Matteo, Bruno. «Siamo molto preoccupati. Abbiamo saputo che c’è un morto ma non ci hanno detto chi è. Stiamo aspettando notizie. Preferirei non parlare in questo momento».
Forte preoccupazione anche in casa del nonno Aldo, che spiegava: «mio nipote è esperto di montagna, ma ora siamo in attesa di notizie». Anche a casa Affasio i familiari dell’alpinista bloccato hanno preferito attendere risposte certe e trascorrere le ore di angoscia mantenendo uno stretto riserbo.
Le famiglie di Refrigerato e Affasio abitano nella stessa strada a Bragno, in corso Stalingrado e hanno chiesto ai carabinieri di essere protetti da giornalisti e cameraman. Ieri, per tutto il giorno il sindaco di Cairo Montenotte Fulvio Briano, è rimasto in contatto telefonico col console italiano a Mendoza Pietro Tombaccini, col quale si era già sentito più di una volta nel corso della mattinata. Il gruppo di escursionisti - ha spiegato Briano - avrebbe sbagliato ad imboccare il sentiero in discesa finendo sul «Ghiacciaio dei Polacchi». Secondo quello che emerge dal racconto di un conoscente di Refrigerato e Affasio, i due, vicini di casa e amici di infanzia, condividono la loro passione per la montagna ed in passato avrebbero già affrontato, tra l’altro, il Monte Bianco ed una vetta in Nepal. Il primo lavora col padre in un’azienda a Dego, la Re-Ca officine e costruzioni meccaniche mentre l’altro è caporeparto in un’industria meccanica di Vado.
I due scalatori savonesi erano insieme cn altre tre donne, una delle quali è scesa prima al campo base, mentre le altre due sono rimaste a bloccate in quota. I quattro italiani, di cui uno sarebbe deceduto, che si sono trovati in difficoltà nella discesa della vetta dell’Aconcagua sono saliti con un amico argentino in veste di guida, Federico Campanini, conosciuto in un trekking precedente, ma del quale non si conoscono le precedenti esperienze. Lo ha spiegato ieri Marcello Cominetti, uno dei titolari della «Star Mountain», la piccola agenzia specializzata che ha organizzato parte del viaggio del gruppo.
«Loro avevano una nostra guida locale patentata e sicuramente esperta dell’Aconcagua - spiega Cominetti, anche lui alpinista - ma che ha accompagnato la terza donna del gruppo che ha scelto di tornare indietro, Antonella Targa, al campo base prima dell’ascesa della vetta. Gli altri quattro hanno invece scelto di proseguire con il loro amico argentino». È lui, secondo le informazioni giunte a Star Mountain, che ha la radio e ha avvisato dell’incidente, lanciando la richiesta di soccorso. «Per quanto ne so - prosegue Cominetti - durante la discesa le condizioni meteo sono decisamente peggiorate e probabilmente hanno sbagliato strada».