Savona, la sinistra «dura» vuol far perdere la sinistra

Intervista a Patrizia Turchi, la psicologa che non fa dormire sonni tranquilli ai suoi stessi ex compagni: «Io, candidata sindaco, contro tutti e due i poli»

Eliana Biagini

«Il Giornale» intervista i quattro candidati alla carica di sindaco al Comune di Savona, che si affronteranno durante la competizione elettorale del 28/29 maggio, cominciando da Patrizia Turchi, psicologa, ex dirigente di Rifondazione Comunista e consigliera comunale dello stesso partito, da cui è uscita per rappresentare, con lo schieramento «A sinistra per Savona», appoggiato anche dal Partito dei Pensionati, le forze più critiche della sinistra savonese.
Perché ha assunto la decisione di candidarsi alla guida di questo schieramento?
«A Savona manca la sinistra. Da anni il centro-destra ed il centro-sinistra sono politicamente collusi in quello che, nella nostra città, si definisce il partito degli affari; ne è prova che, dopo anni di "soccorso azzurro" verso l'amministrazione di centro-sinistra, per ciò che riguardava le delibere più importanti su speculazioni edilizie e progetti di finto sviluppo turistico, alcuni noti esponenti di Forza Italia siano entrati a fare parte della coalizione di centro-sinistra. La collocazione di Rifondazione Comunista, che, dopo anni di opposizione al centro-sinistra, adesso fa parte della sua coalizione, priva la città di una rappresentanza seria e vera di sinistra, a cui noi vogliamo provvedere».
Quali sono gli aspetti più negativi del governo dell'amministrazione uscente di centro-sinistra, che vuole combattere?
«Primo: lottare contro le oligarchie politiche che, a Savona, rappresentano istituzionalmente alcuni poteri forti, che il centro-sinistra ha sempre appoggiato. Occorre tornare alla regia pubblica per occuparsi della collettività. Secondo: sottrarre ai privati alcuni contenitori storici, combattere le speculazioni edilizie: porto della Margonara, cantieri Solimano, progetti Bofil e Crescent. È necessario proporre progetti di sviluppo per la città, che attirino nuove moderne produzioni ad alto livello tecnologico, creando quindi luoghi di produzione, impedendo definitivamente il proliferare di luoghi di consumo. Abbiamo proposto progetti di profonda svolta culturale, come la collocazione dell'Università di Scienze Umanistiche nell'ex Ospedale San Paolo e della più grande biblioteca della Liguria nel Palazzo Santa Chiara».
Quali sono, nel suo programma, i principali progetti per cambiare la città?
«Smettere di rincorrere e attuare speculazioni edilizie significa liberare finalmente risorse per un reale progetto di città solidale, valorizzare il patrimonio edilizio esistente, ricordando che Savona è sovradimensionata dal lato abitativo. Vuol anche dire progettare un'idea di mobilità pubblica adeguata alle fasce demografiche, tenendo conto che il 25 per cento dei savonesi supera i 65 anni; aumentare le zone pedonali e a Ztl, chiudere immediatamente la discarica di Cima Montà, integrare, dopo una revisione completa, i servizi sociali con quelli sanitari, rendere nuovamente pubblica la gestione dei servizi non solo essenziali, registrare le unioni civili e rielaborare completamente il Puc».
In caso di ballottaggio, però, il suo schieramento non deciderà di appoggiare il candidato del centro-sinistra, che tanto combatte?
«No, noi rimarremo fuori dal ballottaggio».