SBAGLI,

Caro Vittorio,
leggendo il tuo lungo articolo mi trovavo e mi trovo comodamente con i miei piedi nelle tue scarpe: non soltanto ti capisco, cioè, ma condivido molto, anche se non tutto. E questo sarebbe ancora poco importante. La cosa più importante è che gli elettori di Forza Italia, e mi fermo a questi perché un po’ li conosco, provano molti e analoghi turbamenti, fastidi e delusioni, simili a quelli che tu esprimi così efficacemente. Però, tu dici che non è più tempo di illusioni, ma sta di fatto che noi stiamo andando tutti alle elezioni e quindi per noi tutti è tempo di guerra, perché qui o si vince o si perde e con un bel partito perdente, come sembri auspicare, ci facciamo la birra.
La partita è interamente aperta: come sai il numero dei votanti per il centrosinistra è una costante, più o meno tredici milioni; e quello che vota per questa armata di liberali, quasi liberali, pseudoliberali e liberali in progress (posso evitare di chiamarlo centrodestra? io non soltanto non sono di destra, come non lo è Berlusconi, ma non sono nemmeno riuscito a capire che cosa significhi oggi essere di destra in Italia) è invece un elettrocardiogramma che fa su e giù. Come sai mai e poi mai un fronte delle sinistre guidato dal partito comunista o dai successori di quella casa madre ha conquistato la metà più uno degli italiani. Neanche nel 1996: Prodi non vinse il voto popolare, come il W. Bush del primo mandato.
Se tutti gli italiani andassero a votare a maggio e le sinistre guidate dai comunisti e dai diessini vincessero la maggioranza del voto popolare, questo sì che sarebbe un fatto storico, apocalittico per i miei gusti, ma storico. Invece quel che può succedere e che forse succederà è che il fronte delle sinistre resterà là dov’è sempre stato, inchiodato nella nicchia ecologica e costante dei tredici milioni, che non ripararono dalla sua sconfitta nel 2001; e la Casa delle Libertà, o comunque possa chiamarsi, potrebbe andar sotto, perdendo non perché i suoi avversari abbiano conquistato i suoi elettori, ma perché i suoi elettori sono frustrati, arrabbiati, delusi, talvolta furibondi e più spesso smarriti.
Tu conosci il test delle macchie di Rorschach, vero? Le macchie d’inchiostro in cui ognuno può vedere quel che vuole. Gli psicologi le usano per definire la personalità, ma in politica i nuovi partiti, specialmente Forza Italia, sono macchia di Rorschach in cui gli elettori laici, cattolici, socialisti, ex fascisti, ex comunisti, hanno visto ciascuno l’immagine di un sogno.
Più o meno volevano tutti una rivoluzione borghese, cittadina, pacifica, ma molto visibile, molto etica, e anche molto pratica. La pioggia della realtà ha fatto colare via gli inchiostri della macchia dei sogni che ha lasciato uno spazio quasi senza colore.
Tu fai divertente e anzi travolgente ritratto dello «stare» in luogo dell’essere. E infatti tu stesso ormai sei prossimo a cambiare «stare», passando da uno stare all’altro e fai un elogio di Montanelli che io personalmente, mi perdonino i più antichi ed affezionati lettori, condivido di meno perché non ho trovato il trasloco di Montanelli da uno stare all’altro particolarmente elegante. Ricordo sempre con raccapriccio la sera in cui l’amica Serena Dandini, partner satirica dei fratelli Guzzanti che non mi sono estranei, gridò nel microfono: «Compagno Montanelli! Benvenuto fra noi, compagno Montanelli» e giù applausi. Era una gag di satira politica, ma era tutto vero.
Io sono un appassionato collezionista di definizioni di ciò che è di destra e di ciò che è di sinistra. La migliore mi sembra sempre quella di una antica vignetta pubblicata sul Male, forse di Vincino, in cui si vedeva il frigo di destra stracarico di mercanzia e quello di sinistra contenente un uovo rotto e un ciuffo di basilico appassito.
Ma proprio la tua lettera mi ha convinto che insistere in questa faccenda di archetipi astratti della destra e della sinistra oggi non ha più senso. E allora che cosa ha senso, che cos’è che divide, che cosa separa, che cosa non concilia e fa comunque polarizzare i voti dei cittadini metà da una parte e metà dall’altra (se questo diritto di schierarsi non verrà espropriato dall’assassinio del sistema bipolare)?
Ciò che separa è la presenza dei partiti comunisti (quelli che non hanno mai voluto una loro Bad Godesberg e che sono stati travolti e denudati dalla storia) e di tutti coloro che detestano e vogliono allontanarsi dall’America, più tutti coloro che sono contro Israele e quelli infine che stanno sostituendo a mano armata la difesa dell’ambiente con una ideologia mostruosa, terroristica, no global, amica comunque e sempre della rivolta e del rifiuto dell’Occidente, della sua storia, della sua filosofia. Io sono di quelli che sono sicuri della superiorità della nostra civiltà sulla barbarie. E la nostra civiltà è cristiana ma non è soltanto cristiana, è laica ma non soltanto laica, è ebraica e non soltanto ebraica, è europea e non soltanto perché è americana, giapponese, estesa in India e in alcune grandi aree dell’America Latina.
Per me e gente come me, ma sono sicuro che ciò valga anche per te e gente come te, questi capisaldi sono valori. A noi piace, ad esempio, questo Papa anche quando non siamo cattolici, perché ha detto ciò che mai alcun altro capo religioso ha avuto la forza e il coraggio di dire: e cioè che noi laici che condividiamo gli stessi valori di cui è fatto l’Occidente cristiano, siamo tutt’uno con i credenti, gli ebrei, gli scettici. Noi, te, io, noi, apparteniamo ad un mondo che sudando sangue ha inventato, creato, difeso tra mille fatiche e dolori la libertà per far crescere anche la responsabilità individuale.
Tu dunque annunci che stai andando a stare altrove e lo fai regalandoci questa lettera. Vorrei dirti: fa quel che ti pare, ma tu non vedi la fisicità degli schieramenti in cui gli italiani si dividono rispetto ai valori che ho appena detto? Non vedi che si tratta, con tutti i loro difetti, spesso ridicoli, spesso imbarazzanti, spesso irritanti, di due grandi fronti in cui si sono fatte comunque scelte fondamentali e fondanti, che vanno infinitamente oltre le irrequietudini di chi in politica fa il gioco che si è sempre fatto?
Voglio dire: da una parte, la sinistra, ricca di tante intelligenze, ricca di persone perbene, ma anche di vecchi opportunisti, che fa ancora leva sul voto geografico delle regioni rosse (Cuius regio, eius religio, dove comandano le coop e il loro cibo alternativo obbligatorio) è lacerata da una contraddizione feroce, sanguinolenta, fra riformisti e massimalisti come nell’Ottocento. Da quest’altra parte, la mia parte che è stata anche la tua, è avvenuto un fatto unico, storico, di portata enorme e nuovissima: la riunificazione di tutti i frammenti di democrazia separata da ogni parentela dal comunismo che era stata avviata alla rottamazione da quella guerra asimmetrica che fu Mani pulite. La riunificazione avvenne per opera dell’imprenditore Silvio Berlusconi il quale non ha inventato il popolo che lo ha votato, ma di cui però ha saputo costruire la casa e persino gli ornamenti, calcistici quanto vuoi, ma che hanno funzionato egregiamente perché sotto quella casa sono corsi (siamo corsi) a ripararsi milioni di persone non soltanto di destra, perché ciò che li univa e li unisce è una visione del mondo che è il mondo occidentale (e dunque anche rispettoso degli altri) e una serie di sogni applicati alla nuovissima macchia d’inchiostro rappresentata da un partito che se fosse stato di plastica e di artifizi non avrebbe mantenuto per oltre un decennio la maggioranza relativa, partendo da un consenso di massa che i comunisti non si sono mai sognati di avere e di mantenere.
Ma, come dici tu e dicono tanti, molti dei nostri sono stufi, recalcitrano e si ricollocano. Sai, neanch’io sono molto contento: presiedo una commissione parlamentare d’inchiesta, la Mitrokhin, che ha trovato e documentato voragini e falsità nella storia degli ultimi cinquant’anni. Sulla guerra che l’Urss aveva intenzione di scatenarci addosso a freddo fino agli anni Ottanta, sul rapimento, interrogatorio e soppressione di Aldo Moro, sui veri motivi che hanno portato a concepire e attuare l’infame delitto di assassinare il Papa, sul terrorismo, sulle collusioni. Io avrei ed avrò moltissimo da dire. Ebbene, caro Vittorio, credi che importi qualcosa a qualcuno? Della mia parte, intendo dire? Oh, intendiamoci: dalla parte opposta sono attentissimi, blindatissimi, con il dominio quasi totale delle televisioni. Avrei anch’io mille motivi, e spesso la tentazione, di gettare la spugna, dichiararmi un deluso, chiedermi che ci faccio qui se anch’io avevo letto la mia macchia d’inchiostro a modo mio e ci avevo visto la rivoluzione dei liberali moderni.
Dunque, ti capisco e non sarò così banale da concludere con un appello stupido, tipo «Ninì nun ce lassà» dell’indimenticabile Riusciranno i nostri eroi a trovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?. Capisco che tu vuoi, da fuori, portare un tuo contributo sparigliato, provocatorio, contropelo, non conformista. Ti conosco, ci conosciamo, capisco e penso anche che sia più divertente fare la fronda usando argomenti condivisi che combattere per vincere, visto che si può vincere e visto che se vincesse l’altra parte, caro Vittorio, sarebbe per l’Italia un disastro gravissimo. Non perché l’altra parte sia di sinistra, ma perché purtroppo in Italia la sinistra non è mai nata, c’è un mostro a due teste che semina soltanto danni.
Vittorio, fai fronda dall’interno, fai fronda con me, prepariamoci a festeggiare la vittoria possibile con una nostra incruenta notte di san Bartolomeo per realizzare quello che volevamo e non abbiamo ancora avuto. E ricordati: il primo governo della Thatcher fu un semolino. La rivoluzione che ridette vita alla Gran Bretagna venne col secondo mandato.
p.guzzanti@mclink.it