«Sbaglia mestiere e non è un riformista»

«Chiederò ai Ds perché non hanno rispettato il patto di consultazione con noi e lo Sdi»

Sabrina Cottone

«Ho imparato da piccolo il proverbio “ofelé fa il to mesté”, che vuol dire: pasticciere fai il tuo mestiere». Bobo Craxi, leader del Nuovo Psi con casa nel centrosinistra, è convinto che il prefetto Bruno Ferrante si stia avventurando in un mestiere sbagliato: «Una figura istituzionale è tanto più autorevole quanto più si afferma nel suo ruolo».
Eppure sul nome di Ferrante nell'Unione sono tutti d'accordo. Come se lo spiega?
«Milano non è in una situazione di emergenza per cui ci sia bisogno dell'intervento del prefetto e una scelta del genere dà il senso di una classe dirigente di centrosinistra che non sa esprimere una personalità all'altezza. Almeno Dario Fo è una grande figura culturale della città e io consiglio alla sinistra radicale di puntare sulla sua candidatura: un Nobel non può essere svalutato così».
Vuol dire che Dario Fo è meglio di Bruno Ferrante?
«Almeno la sua candidatura ha un senso logico, è un grande uomo della cultura milanese. Si può dire di sì o di no ma appartiene alla società civile. Il prefetto invece appartiene a tutti, rappresenta lo Stato. Per questo sono contrario a candidare un prefetto, non in particolare il prefetto Ferrante, contro il quale non ho nulla di personale. Per i prefetti vale lo stesso discorso che per i magistrati: sono autorevoli se restano super partes».
Il Nuovo Psi presenterà un proprio candidato alle primarie di Milano?
«Penso che un candidato vada presentato, avevo parlato di Fontana come candidato unitario, si può pensare a Carrubba, Scalpelli o a qualcun altro. A Prodi ho detto che l'assenza di una candidatura del mondo riformista indebolisce il centrosinistra e ne resto convinto. Almeno la Moratti, scelta che pure non condivido, è una candidatura con un suo senso politico, una scelta di destra, una personalità affermata, ministro del governo Berlusconi, ex presidente della Rai».
Crede che la scelta del prefetto contraddica le promesse di riformismo fatte dai Ds?
«È certo che non si tratta di una candidatura riformista: Ferrante ha una formazione totalmente diversa, è un servitore dello Stato, per di più un prefetto in carica e questo provoca anche un certo imbarazzo. È la crisi di un ceto politico e dirigente. Lunedì verrò a Milano e porrò ai Ds il problema del patto che non hanno rispettato».
Quale patto non è stato rispettato dai Ds?
«Che fine ha fatto il patto di consultazione con Sdi e Nuovo Psi? Nessuno ci ha consultato, è un patto leonino, cretino, che non è stato rispettato».
Questo le crea dei dubbi sulla sua collocazione nel centrosinistra?
«Mi pone dubbi sulla serietà di certi dirigenti locali dei Ds».
Come crede che andrà lo scontro Moratti Ferrante?
«Questa è Milano e alla fine nella corsa per Palazzo Marino ci sarà un'agente di cambio genovese contro un prefetto napoletano. È troppo chiedere che il sindaco di Milano spiccichi qualche parola in milanese?».