Sbagliata la linea difensiva La Caf infierisce sul Grifone

Malacalza? Magari decidesse di acquistare la società

La Sampdoria c’è. Più bella, più tosta e compatta di prima. Pur priva di Falcone e Bazzani, presumibilmente in pista soltanto nel girone di ritorno, la squadra di Novellino si mostra sempre in linea con il carisma del Capo, il suo orgoglio, il suo coraggio, il suo maniacale scrupolo del particolare, la sua determinazione a non arrendersi e a non permettere che nessuno s’azzardi ad arrendersi mai.
Sotto il rassicurante ombrello di Duccio Garrone che lo ha mandato il cielo, l’abile e onesto Marotta ha saputo scovare in estate, a costo prossimo a zero, elementi tali - a cominciare da Zauli e Dalla Bona per finire a Bonazzoli, Borriello, Sala, Zamboni e Mingozzi - da irrobustire la «rosa» al punto da scongiurare il pericolo che si possa ulteriormente parlare, ad onta del piacevole impiccio della Coppa Uefa, di squadra tosta sì ma con «coperta corta».
Pienamente degna del Club e della squadra si conferma d’altronde la tifoseria blucerchiata. Se infatti, vista l’aria che tirava a Genova, bene hanno fatto Prefettura e Questura a chiedere cautelativamente l’inversione di campo per l’amichevole col Milan, altrettanto bene hanno fatto i tifosi blucerchiati organizzati a scandire pubblicamente ad alta voce di non essere assolutamente disposti a sopportare eventuali ripetizioni di quella che loro hanno legittimamente sofferta come una sopraffazione. La Sampdoria e i suoi tifosi, essendo totalmente estranei alla disgraziata vicenda del Genoa ed avendo globalmente mantenuto in proposito un comportamento corretto e solidale, hanno infatti tutto il diritto di fare la propria strada senza disturbi di qualsivoglia foggia e dimensione.
A questo proposito esprimo qui la calda speranza che i tifosi di punta della gradinata nord, smaltita la comprensibilissima rabbia per l’ingiustizia subita e sanate le ingiustificabili devastazioni, si convincano una volta per tutte che per garantirsi un futuro degno del passato glorioso occorre modificare l’atteggiamento di base.
Il presidente Preziosi (e purtroppo con lui l’antico Grifone apparentemente perseguitato da un’atavica maledizione) è stato colpito dalla giustizia sportiva con un accanimento così crudele e sproporzionato (se rapportato alla scandalosa indulgenza antecedentemente e contemporaneamente riservata a chi ha presentato fideiussioni e documenti falsi, ha schierando giocatori non tesserabili o dopati, non ha pagato tasse e contributi di legge eccetera eccetera) da far capire che il Palazzo ha deciso di liberarsi drasticamente di lui per fargli pagare a carissimo prezzo la serie B artatamente fatta allargare a 24 squadre, la bancarotta del Como e un costante atteggiamento di sfida totale culminato nell’assemblaggio di un megacollegio legale difensivo che ha scatenato invidie e risentimenti repressi di proporzioni colossali. Avete presente i bigliettini di scherno che si sono goliardicamente scambiati due giudici della Caf? Ho scritto in tempi non sospetti che, dati gli elementi in mano all’accusa, ritenevo controproducente una linea difensiva da guerra planetaria. E quel «-3» di scherno, appioppato al povero Grifone in una serie C che già di per sé non stava né in cielo né in terra, ha rinvigorito il mio personale parere che se una difesa a fari spenti avesse chiesto il minimo della pena («Signori giudici, il presidente ha agito d’istinto per parare la temuta azione contraria del Torino») la sentenza non avrebbe infierito, si sarebbe limitata a togliere al Grifo la promozione in serie A. Pena atroce, ma non mortale.
Voglio dire che non paga l’uso di insultare i possibili acquirenti genovesi del Grifone. Ricordate lo striscione «Spinelli maiale»? Beh, a prescindere dal fatto che per almeno due anni «o scio Aldo» è stato il più grande presidente del Genoa del dopoguerra, non è che col Livorno si sia coperto di cacca.
Malacalza? Magari il suo interesse fosse stato reale!
Invece: «Che nessun avvoltoio genovese s’azzardi a farsi avanti: vogliamo soltanto Preziosi!». Che ha avuto il gran merito di salvare il Genoa dall’onta del fallimento, però - stando ai freddi numeri - lo ha preso in C e lì lo ha riportato: con 3 punti di handicap che rischiano di diventare 6 per avere infranto la clausola compromissoria. La cruda verità è che i ricchi genovesi genoani (la città ne è piena) hanno paura di esporsi col Grifone proprio a causa della possessiva invadenza della Nord. Con un sondaggio che garantisse l’anonimato ai sondati ne avreste la conferma.
In definitiva - chiedo avendo a cuore il futuro del Grifone - è producente ostinarsi a tagliare preventivamente ponti che «hai visto mai»?