«Sbagliata la proposta di Montino»

Rita Smordoni

«Più poteri e risorse ai municipi, no alla partitocrazia», è lo slogan che ha accompagnato, ieri mattina, la protesta dei consiglieri municipali di Alleanza nazionale contro la proposta di riforma elettorale presentata, a fine luglio, dal segretario romano dei Ds, Esterino Montino. I consiglieri hanno manifestato davanti alle sedi dei 19 Municipi romani con slogan e striscioni. La mobilitazione ha riguardato anche il gruppo comunale di An, che nella mattinata ha convocato una conferenza stampa sull’argomento.
L’idea lanciata dal leader della Quercia nella capitale prevede un collegamento obbligatorio fra il candidato presidente alle prossime elezioni municipali e la lista o i gruppi di liste a esso collegate. Un listino bloccato, quindi, attraverso il quale i consiglieri verrebbero eletti secondo il numero di presentazione, in modo da eliminare il voto di preferenza. La riforma prevede anche un aumento del numero dei consiglieri da 25 a 30 e degli assessori da 4 a 6. Le liste poi dovrebbero prevedere non meno della metà di candidature femminili, con l’obbligo di alternanza tra candidati donne e uomini. «L’idea di individuare delle liste bloccate, privando l’elettorato della facoltà di esprimere preferenze - ha affermato il capogruppo di An in Campidoglio, Sergio Marchi - ci sembra una strada non percorribile, perché allontana la democrazia dai territori e rappresenta uno schiaffo ulteriore al decentramento amministrativo». «Il rischio - ha proseguito l’esponente di opposizione - è che i candidati siano indicati centralmente dai partiti, con conseguente sudditanza dei consiglieri eletti alle stesse forze politiche nel corso del loro mandato».
«Il tentativo di cambiamento di regole a livello municipale - commenta il presidente della federazione romana di An, Vincenzo Piso - è grave, perché il consigliere municipale rappresenta per ruolo e compito la prima linea di ascolto delle istituzioni rispetto ai cittadini. Non può, quindi, trasformarsi in un burocrate di partito, calato dall’alto». La proposta di Montino prevede anche lo svolgimento di elezioni primarie con la partecipazione dei cittadini per l’indicazione della candidatura a presidente di municipio e la formazione delle liste. Proposta inattuabile, affermano gli esponenti di An, in quanto andrebbe modificato prima il testo unico degli enti locali.
Durissimo il giudizio del presidente del XVIII Municipio, Vincenzo Fratta, che ha invitato la giunta capitolina ad abbandonare l’idea di una riforma elettorale che a suo dire è penalizzante sia per i cittadini che per gli amministratori locali: «I municipi sono governi di prossimità - osserva Fratta - ed esprimono sempre consiglieri legati al territorio. La proposta contraddice quindi lo spirito della legge sui comuni e lo spirito delle Primarie, in quanto permette di fatto ai partiti di scegliere quali saranno i futuri consiglieri».
Quanto alla proposta di Montino di aumentare il numero dei consiglieri municipali e degli assessori, il minisindaco si è dichiarato favorevole, «pur non disponendo delle strutture necessarie, ma considerando la vastità e il numero dei residenti del nostro territorio». Un «no» secco a qualunque ipotesi di riforma elettorale è giunto anche dal presidente del XIX municipio, Marco Visconti, secondo cui l’aumento di consiglieri e assessori serve solo «a distribuire nuove poltrone e aumentare i costi della macchina amministrativa». E anche la proposta sulla presenza feminile nelle liste pari a «non meno della metà» dei candidati divide i consiglieri comunali di opposizione.
Piso si è detto contrario a ogni tipo di quota «di riservata» destinata al gentil sesso, poiché secondo il presidente romano di An «i voti si guadagnano sul campo», mentre per Sergio Marchi sarebbe stata preferibile una divisione sul modello dello statuto regionale, che assegna alle signore almeno un terzo dei seggi in giunta.