«Sbagliato un referendum contro il governatore»

Il viceministro Baldassarri: è inutile un cambio in via Nazionale senza riforma

Antonio Signorini

da Roma

Si torna a parlare di un mandato a termine per il governatore di Bankitalia e c’è anche chi chiede le dimissioni di Antonio Fazio. Si sta tornando ai tempi dei crack Parmalat-Cirio e dei bond argentini?
«Le polemiche personalizzate - sostiene il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri - non portano da nessuna parte e il rischio è ancora una volta quello di perdere di vista l’oggetto vero della discussione, i ruoli e i soggetti da garantire. L’oggetto, oggi come allora, è la tutela del risparmio e i soggetti di riferimento sono i risparmiatori. Poi c’è anche quel grande processo di integrazione del nostro sistema del credito con il resto dell’Europa che deve essere realizzato, ma solo in condizioni di reciprocità: oggi una banca italiana compra una banca tedesca, domani un istituto spagnolo fa acquisti in Italia. Questo era l’oggetto della discussione un anno fa».
Allora si arrivò a un’ipotesi di riforma che poi è cambiata profondamente. Lei vorrebbe tornare a quella bozza?
«Con Tremonti ministro dell’Economia si arrivò a un ipotesi che prevedeva il rafforzamento della Consob, fino a farla diventare la vera Authority del risparmio poi la ridefinizione del ruolo di Antitrust e Bankitalia. Sulle questioni di concorrenza bancaria l’idea era di far esprimere l’Antitrust lasciando a Bankitalia l’opzione finale. Purtroppo questi che sono e restano i veri temi di fondo si sono sbiaditi ed è riapparso il fatto personalistico che prevale anche su un tema come la durata del mandato».
Non è d’accordo con chi oggi chiede di abolire il mandato a vita del governatore?
«Non è un tabù. Lo dissi allora e lo ripeto oggi. Ovviamente deve essere inserito nell’ambito di un riassetto strutturale. L’importante è che l’investitura del governatore sia indicata dal governo e ratificata dal Parlamento con una maggioranza qualificata. Il mandato a vita aveva la funzione di assicurare la piena autonomia e la totale autorevolezza della banca centrale. Un mandato parlamentare potrebbe rafforzarlo ed evitare che sia soggetto alle pressioni del governo».
Secondo lei è possibile rilanciare questi temi a fine legislatura? Poi non pensa che il caso Antonveneta possa inquinare il dibattito?
«Non so se sarà facile o difficile, ma credo sia necessario se non vogliamo ritrovarci tutti chiusi in un collo di bottiglia. Conosco e sono amico di Fazio da 35 anni e non ho mai avuto dubbi sulle sue qualità morali e professionali, ma sono convinto che un referendum pro o contro il governatore sia profondamente sbagliato. Anche perché su un piatto della bilancia ci sarebbero 40 anni di alto valore al servizio della Banca d’Italia e dall’altra parte cosa c’è? Un’intercettazione telefonica?».
Quindi, dice lei, potrebbe «vincere» Fazio e l’effetto potrebbe essere quello di bloccare ogni tentativo di riforma?
«Io dico che questo ipotetico referendum che sembra profilarsi rischia di far perdere di vista l’essenza della questione».
Quindi niente dimissioni?
«Che senso ha chiedere le dimissioni di Fazio per poi nominare un altro governatore a vita senza fare una vera riforma?».
Secondo lei c’è stata una persecuzione nei confronti di Fazio?
«Non credo, però in questo clima in cui si perdono di vista i problemi reali, diventa più facile la vita delle lobby e dei gruppi di potere che proliferano da una parte e dall’altra. Contrapporre idee, ad esempio sulla riforma del risparmio va bene, ma io temo una guerra per bande. Temo i gruppi di potere che intervengono solo per questioni personalistiche o interessi di bottega».
È una guerra già in corso?
«Qualcuno nei giorni scorsi ha attaccato pesantemente il governatore per non aver lasciato piena libertà al mercato. La mia domanda è, ma quando certi soggetti imprenditoriali sono entrati nel capitale delle banche lo hanno fatto attraverso il mercato oppure grazie alle amicizie? Le regole del mercato devono valere sempre e per tutti».