Lo sballo che nasce da poca informazione

Diceva giustamente Seneca: «Non vi è arte più difficile del vivere». E proseguiva dicendo che se per le altre arti, e scienze, possiamo trovare ovunque numerosi maestri, a vivere dobbiamo imparare da soli. Sulle tristissime vicende che hanno coinvolto Paolo Calissano, il giovane Elkann, e ucciso una ballerina brasiliana (compagna per una notte di Calissano) ho letto molte notizie, fra le quali il presunto «mix» fra psicofarmaci che l’attore ed il rampollo di casa Agnelli sembra abbiano assunto, almeno nel caso di Calissano anche a fini terapeutici per una sindrome depressiva, e la «droga». Quasi tutti gli articoli riguardano il lato «umano» della vita dell’attore, del manager Fiat e della ballerina, ma non ho ancora letto nessuna informazione di tipo «farmacologico».
Non so infatti quanti di voi sappiano che i farmaci cosiddetti ansiolitici ed ipnotici (i sonniferi) sono il singolo gruppo di farmaci di gran lunga più prescritti nel mondo occidentale. Seguono gli antidepressivi! Dal 1970 in poi, la sola prescrizione del farmaco ansiolitico più noto, il diazepam (Valium, Ansiolin, ecc.) è aumentata negli Stati Uniti di circa 7 milioni di unità all’anno, e da 1994 è il secondo farmaco più venduto al mondo. Il primato va ad un farmaco contro l'acidità di stomaco.
Il fatto che una persona assuma psicofarmaci è ormai un fatto «socialmente accettato», e, nella nostra cultura, questi farmaci (a torto, e vedremo perché) non sono considerati «droghe», come ben dimostrato dal recente studio di Jones, che ha ottenuto le seguenti risposte: infatti mentre l'80% dei pazienti intervistati riteneva che l’eroina fosse una «droga», solo il 50% di loro classificava come tali i sonniferi, gli antidepressivi o gli ansiolitici, e addirittura solo un terzo di essi considerava tale l'aspirina.
Niente di più sbagliato: ogni sostanza che noi ingeriamo, e che modifica l'equilibrio interno dei nostri neuro-trasmettitori, e mediatori chimici, è un farmaco (e come tale una droga), sia esso una sigaretta, o un bicchiere di vino, ma anche la più innocente delle tazzine di caffè! Ma una cosa deve essere chiara: psicofarmaci più «droga» (quella maligna) rappresentano un mix davvero micidiale, di gran lunga sottovalutato da chi (purtroppo) assume entrambi. Mi chiedo: informeranno i colleghi medici che prescrivono questi farmaci i loro pazienti su questi altissimi rischi? Sono certa di sì, comunque dati i numeri che vi ho appena ricordato sul quantitativo di psicofarmaci venduti per inseguire quella che spesso viene chiamata: «La via chimica al successo» forse sarebbe il caso di avviare una seria, e mirata campagna mediatica, e sanitaria per informare correttamente i giovani, e i meno giovani, che cosa rischiano con queste «associazioni», che come abbiamo visto possono più facilmente aprire la porta della morte, piuttosto che quella dello «sballo».
*neuropsichiatra Università di Genova