Gli sbarchi non frenano Prodi: avanti tutta sulla cittadinanza

Il premier prudente sui Cpt: «La necessità per cui sono nati esiste ancora». Margherita contro la Lega: «È cinica, noi solidali»

Francesca Angeli

da Roma

La Lega è cinica mentre il centrosinistra è solidale. Le parole di Umberto Bossi provocano la reazione indignata della Margherita. «L’iniziativa della Lega contro la cittadinanza agli immigrati dimostra di essere cinica e strumentale: evidentemente Bossi cerca di catturare il consenso perduto nel nord del paese - dice Renzo Lusetti -. La solidarietà, per il centrosinistra, è un valore».
E a difendere il progetto dell’Unione che vuole accorciare i tempi per la concessione della cittadinanza agli immigrati era già sceso in campo il premier, Romano Prodi, interpellato dai lettori di Repubblica sul web. «Ogni immigrazione di successo deve sfociare nella cittadinanza - dice Prodi -. Per questo sono importanti le proposte del ministro dell’Interno, Giuliano Amato sulla cittadinanza che è sempre fatta di diritti e doveri».
Più cauto sui Centri di permanenza temporanea che la sinistra radicale vorrebbe smantellare. «I Cpt sono nati dalla necessità di avere la possibilità di identificare gli immigrati che provengono da tanti paesi - dice Prodi -. E questa necessità non è venuta meno».
Ma dichiarazioni istituzionali a parte che cosa ha fatto concretamente il governo Prodi in questi tre mesi di reggenza in tema di immigrazione?
La linea del centrodestra al governo era stata chiara e univoca: sì all’immigrazione regolare, permesso di soggiorno soltanto se occupati, no ai clandestini. E quella del centrosinistra? La posizione dell’attuale maggioranza non è univoca ma le iniziative prese da molti esponenti del governo sono state chiarissime e tutte nella stessa direzione: demolire l’immagine e i principi della Bossi-Fini ancor prima di affrontare la questione in Parlamento. Al ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero di Rifondazione, sono state affidate le competenze sui flussi. E Ferrero ha subito sgomberato il campo dagli equivoci. «È intenzione del governo regolarizzare chi lavora anche se non ha il permesso di soggiorno», ha detto appena insediato, annunciando anche l’intenzione di istituire «un permesso di soggiorno temporaneo» per gli stranieri privi di lavoro.
Un’altra delega in materia di immigrazione è andata al ministro della Famiglia Rosy Bindi che per quanto la riguardava ha subito promesso che si sarebbe impegnata «per rendere i ricongiungimenti familiari più facili».
Già alla fine di maggio il Viminale apriva sulla possibilità di alzare il tetto degli ingressi fissato dal precedente governo che infatti poi è quasi raddoppiato passando da 170.000 a 350.000. Alla fine di luglio poi il Consiglio dei ministri ha messo a punto un provvedimento che, recependo una direttiva Ue, ha di fatto cancellato le restrizioni in tema di ricongiungimenti previste dalla Bossi-Fini, come ad esempio la norma che prevedeva la necessità per l’immigrato di dimostrare che il figlio era a proprio carico per ottenere il diritto di portarlo in Italia.
È in questo quadro complessivo che si inserisce anche la proposta di abbreviare i tempi per la concessione della cittadinanza. Nel ddl voluto da Amato si prevede che i bambini nati in Italia da genitori stranieri, uno dei quali sia residente legalmente in Italia senza interruzioni da almeno cinque anni, diventino automaticamente italiani.
Poi la norma più contestata dall’opposizione: il dimezzamento dei tempi di naturalizzazione. Lo straniero può diventare cittadino italiano dopo cinque anni con decreto del Viminale mentre oggi è necessario quello del presidente della Repubblica.
Tutto questo succedeva a fine luglio. Nel mese di agosto Lampedusa è stata presa d’assalto da centinaia di clandestini. A quel punto Amato e il ministro della Giustizia Clemente Mastella hanno cercato di correre ai ripari annunciando la volontà di inasprire le pene per scafisti e trafficanti di clandestini sull’onda dell’emergenza. Non è mai troppo tardi?