Sbarchi record a Lampedusa Dietro c'è il piano di Gheddafi

Il boom delle carrette non è casuale: la Libia preme per avere aiuti economici. Berlusconi: entro un mese l'intesa sui controlli. Il fenomeno: negli ultimi 10 giorni sono arrivati sull'isola 3mila clandestini

Lampedusa - D’accordo il mare calmo, che favorisce le partenze dei clandestini. D’accordo, il caldo soffocante di questi giorni che rende meno vigile l’occhio delle guardie di frontiere libiche. Ma l’afflusso dei disperati in arrivo a Lampedusa è troppo intenso. È anomalo e per questo sospetto. Le cifre parlano chiaro: dal 27 giugno sono giunte ben tremila persone, le ultime 120 ieri su un barcone alla deriva, con 25 donne e sei bambini, in condizioni disperate senza acqua né carburante. Nei primi sette mesi dell’anno sono stati in tutto 12.500; il 125% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Ascolti l’Unhcr e il sospetto si rafforza. «Gli sbarchi sono calati in tutte le regioni italiane, ma sono aumentati a Lampedusa, dove è finora giunto il 90% dei migranti e dei richiedenti asilo approdati via mare in Italia, contro il 60% dello scorso anno», ha dichiarato recentemente Laura Boldrini, portavoce italiano dell’agenzia Onu per i rifugiati. E questo «denota che la direttrice libica è quella attualmente più utilizzata».

Insomma, arrivano perché Tripoli li lascia partire. Arrivano perché Gheddafi approfitta di loro per alzare ancora una volta la posta in gioco nelle trattative con il governo italiano e più in generale con l’Unione europea. La logica è questa: se non ci date quel che chiediamo non fermiamo più le migliaia di disperati che arrivano dall’Africa nera attraversando il deserto. E anziché dodicimila dovrete accoglierne diverse centinaia di migliaia. L’avvertimento - anzi, il ricatto - è credibile. I clandestini in Libia sono, secondo le stime, tra i 750mila e i 2 milioni e mezzo. Molti lavorano, naturalmente in nero e facendo i mestieri più umili e pesanti. Tutti risparmiano, con un obiettivo: pagare la traversata per l’Europa, via Lampedusa.

Proprio in questi giorni l’Italia e la Libia devono definire i termini del patto di amicizia annunciato da Gheddafi e Silvio Berlusconi a fine giugno. Tripoli oggi è ricchissima grazie all’export di petrolio e gas. Ma al Colonnello non basta, ha bisogno di un successo internazionale per rinforzare l’immagine nei confronti dell’opinione pubblica interna. Deve poter dire di essere riuscito a piegare l’Italia e possibilmente l’Unione europea. E allora ecco aumentare il numero di barconi che riescono ad eludere i controlli della Guardia costiera.

Ieri Gheddafi ha spedito a Palazzo Chigi il suo primo ministro El Baghdadi Ali El Mahmudi. Un incontro «costruttivo», lo ha definito il Cavaliere, ma interlocutorio. L’intesa, forse, tra un mese. Roma chiede che Tripoli si decida ad applicare l’accordo del 29 dicembre 2007 sul pattugliamento marittimo congiunto, in cambio ribadisce di essere pronta a chiudere il contenzioso sui risarcimenti del periodo coloniale italiano. Nel 2003 Berlusconi aveva dato il proprio assenso alla costruzione di un’autostrada litoranea dal confine con la Tunisia a quello con la Libia. Costo stimato: fra i tre i sei miliardi di euro. Un indennizzo alquanto generoso.

Ma al Colonnello evidentemente non basta. Chiede di più e nel frattempo tratta con l’Europa, interessata quanto noi al problema. Infatti solo il 25% dei rifugiati resta in Italia, gli altri, appena fuori dai Cpt, partono alla volta di Francia, Gran Bretagna, Germania e dei Paesi scandinavi. Se volete i pattugliamenti congiunti, fa capire il governo libico, occorre farli anche via terra, nel deserto. Una richiesta su cui la Ue nicchia, perchè quella frontiera è lunga ben 4mila chilometri e l’Europa non ha le risorse né gli uomini per impegnarsi in un’impresa titanica come questa; peraltro di dubbia utilità.

I fondi, semmai, dovrebbero essere investiti in progetti più concreti, come quello dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che in due anni è riuscita a far rimpatriare su base volontaria 2.500 migranti bloccati in Libia. «E il tutto con un costo irrisorio: mille euro a testa, molto inferiore a quello sostenuto dal governo italiano per i clandestini che riescono a sbarcare a Lampedusa», spiega al Giornale, Laurence Hart, capo della missione Oim a Tripoli, precisando che «circa 400-500 euro vengono usati per aiutare il rifugiato ad avviare una piccola attività economica in patria». Un esperimento di grande successo, che però ora rischia di terminare per esaurimento dei fondi, finora garantiti dai Paesi della Ue. Un paradosso, perché per arrivare a fine anno basterebbero un milione e 250mila euro.