Sbarchi senza sosta: 4mila stranieri in 4 giorni Si muove il governo: sì allo stato di emergenza

Nel porto di Zarzis non c'è più alcun controllo sulle partenze. A Lampedusa il flusso dei clandestini è continuo. Un barcone affonda al largo della Tunisia. L'Italia insiste: urge un'azione coordinata con Bruxelles. Ma i tempi dell'Unione europea sono sempre molto lenti

Roma - È ormai emergenza umanitaria a Lampedusa dove sono proseguiti senza sosta per l’intera giornata gli arrivi di barconi dalla Tunisia carichi di profughi. Le carrette del mare continuano a partire dalle coste africane e altre dieci imbarcazioni hanno toccato le coste dell’isola per un numero complessivo di quattromila sbarchi in quattro giorni.
In mare, al largo dell’isola stazionano una nave della Marina Militare e un pattugliatore della Guardia Costiera, mentre sono diversi i velivoli, delle Capitanerie di Porto e della Guardia di Finanza, che perlustrano continuamente il tratto di mare tra le coste africane e la Sicilia. Il pericolo di incidenti resta altissimo. Un barcone sovraccarico di migranti si è spezzato in due ed è affondato nelle acque antistanti la città di Girgis: nell’incidente un giovane è morto, uno è disperso e 10 persone sono state tratte in salvo. L’enorme flusso di clandestini dalla Tunisia verso l’Italia è dovuto, in particolare per quanto riguarda il porto di Zarzis, alla pressoché assoluta mancanza di vigilanza negli scali marittimi. Nella città si sono riversate migliaia di persone e il mercato dei «posti barca» è fiorente e si svolge in assoluta tranquillità.
Nonostante la nuova ondata di sbarchi a Lampedusa, il Centro di permanenza temporanea dell’isola resta chiuso. Sarà il comitato per l’ordine e la sicurezza convocato per giovedì al Viminale a decidere sulla riapertura del centro, mentre il ministro Maroni ha deciso di nominare commissario straordinario per l’emergenza immigrazione il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso. Per il momento gli immigrati vengono sistemati in strutture provvisorie come i locali della riserva naturale dell’Isola dei Conigli o la Casa della fratellanza messa a disposizione del parroco dell’isola. Per consentire il trasferimento dei migranti continua il ponte aereo verso i Cpt italiani e anche il traghetto di linea della Siremar resta attivo. Inoltre da oggi sarà realizzata e gestita dalla Croce Rossa Italiana, una tendopoli nel comune di Rosolini, in provincia di Siracusa, per accogliere i migranti tunisini.
Nel frattempo è scattata la prima contromossa dell’esecutivo. Un Consiglio dei ministri straordinario convocato ieri mattina ha infatti decretato lo «stato di emergenza umanitaria». Tale delibera consentirà l’immediata adozione, con ordinanza di Protezione civile, delle misure necessarie per controllare il fenomeno e assistere i cittadini in fuga dai Paesi nordafricani». L’Italia ha anche ufficialmente sollecitato l’Unione Europea sull’emergenza immigrati. «Ci siamo attivati con la Ue - dice il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - che mi sembra abbia finora proceduto lento pede». Mentre il capo del Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha convocato l’unità di crisi per fare il punto della situazione e trovare le soluzioni più idonee ad affrontare l’emergenza, in stretto contatto con Palazzo Chigi.
Sul fronte europeo, per ora, ci si limita a monitorare e a osservare gli eventi. La Commissione Ue «sta seguendo da molto vicino» l’emergenza dice Michele Cercone, portavoce della commissaria agli affari interni, Cecilia Malmstroem. Nella missiva inviata venerdì dai nostri ministri degli Esteri e degli Interni si chiede una convocazione urgente del Consiglio dei ministri europei degli affari interni e l’intervento immediato di Frontex (l’Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne) per le attività di pattugliamento e intercettazione nell’area al largo delle coste della Tunisia. La presidenza Ue ha fatto sapere che le richieste italiane saranno vagliate mercoledì nel corso della riunione dei 27 ambasciatori presso la Ue. L’obiettivo è quello di inserire l’emergenza immigrazione nell’agenda del Consiglio Giustizia e affari interni del 23 e 24 febbraio. Si muove anche il Partito popolare europeo che, con il presidente del gruppo Joseph Daul e il capodelegazione Pdl al Parlamento europeo, Mario Mauro, fa risuonare il suo grido d’allarme. «Se non si agisce subito il rischio di una crisi umanitaria è alto» dice Daul. «L’Europa deve sviluppare una politica comune di immigrazione. Quello che succede in Italia, altrimenti, succederà anche in altri Paesi».