Sbatti in prima la notizia di moda

La notizia arriva sul telefonino a metà mattina: «Roma, ciclista investito e ucciso da un’auto pirata». Considerato che la grande agenzia di stampa cui sono abbonato manda in media quattro-cinque notizie ogni ventiquattro ore, debbo dedurre che l’incidente mortale di Roma sia previsto tra i quattro-cinque eventi più importanti, nel mondo intero, della giornata.
Eppure per almeno una trentina d’anni - cioè da quando faccio questo mestiere fino all’altro giorno - l’incidente stradale è sempre stato ritenuto una notizia non degna di un giornale nazionale. Sui quotidiani locali sì, la morte in strada merita anche la prima pagina, ed è comprensibile che sia così: non c’è notizia più interessante, in una piccola comunità, del sapere chi se ne va da questo mondo (per lo stesso motivo, su ogni quotidiano locale la «pagina dei morti», quella delle necrologie, è immancabilmente la più letta). Ma, ripeto, su un giornale nazionale le notizie hanno sempre seguito altre gerarchie.
Non voglio certo sottovalutare la tragedia del poveraccio travolto a Roma. Solo riflettere su quanto noi giornalisti siamo esposti alle mode. Da qualche settimana a questa parte, infatti, l’incidente stradale con morto è una notizia di moda, se poi c’è di mezzo un pirata, il fatto è catalogato da tre stellette. C’è stato evidentemente un incidente che ha dato il la, un incidente che per vari motivi - magari anche per mancanza di notizie più importanti quel giorno - è finito in prima pagina: da allora, è partito il sequel.
Periodicamente, i lettori e i teleascoltatori hanno l’impressione che non succeda altro che una certa cosa. C’è stato il periodo in cui in prima pagina, ogni giorno, c’erano gli stupri consumati in qualche luogo pubblico nell’indifferenza generale. Poi il periodo dei cani-killer: sembrava che l’Italia fosse invasa da doberman, rottweiler e pitbull pronti ad attaccare bambini, vecchi e runners dei giardinetti. Quindi lo stalking: ogni giorno, almeno una notizia di molestie sessuali. Poi ancora il bullismo. La pedofilia. Unabomber. Acquabomber. E così via, si potrebbe continuare all’infinito.
Si va a ondate, come se i reati, le disgrazie o comunque le idiozie umane si concentrassero solo in certi periodi, per poi rifiatare, e lasciare spazio ad altre rogne. Invece la vita scorre più o meno sempre uguale: di cani che azzannano, di stupratori e di vittime della strada ce ne sono sempre, però hanno l’onore della prima pagina solo quando la pigrizia mentale di noi giornalisti si concentra sulle loro gesta, lasciando perdere il resto della scena di questo mondo.