Sbornia di «Alkohol» con Bregovic

Dopo la smagliante rilettura della Carmen bizettiana, Goran Bregovic sterza verso più edonistiche sponde, con questo album lietamente esplicito nel titolo (Alkohol) e nei due sottotitoli: Sljivovica (è una nota acquavite serba)e Champagne. Ovvero, due modi, uno più diretto, l’altro più prudente, per raggiungere l’euforia etilica della quale il disco trabocca e risplende: in deroga al salutismo e al penitenzialismo in voga presso certe centrali di pensiero. In tutto il cidì dilaga una policromia, un sapore acceso di festa, un’ilare scanzonatezza che contagiano, e in cui la ben nota inclinazione dionisiaca del grande musicista slavo trova riscontro perfetto. Tra ottoni scatenati, un violino tutto faville, voci, orchestrina da camera, in transito costante tra echi classici, ritmi balcanici e tradizione kletzmer.