Sbugiardato lo scoop che aveva reso famoso Travaglio

Non ha ancora risposto alle critiche dell
mensile <em>Libero Reporter</em>: l’ospite fisso di <em>Annozero</em> su dell'Utri avrebbe raccontato e scritto fatti non
corrispondenti alla verità

Marco Travaglio tace. Non ha ancora risposto alle critiche che il mensile Libero Reporter ha pubblicato con grande evidenza. Le accuse sono penetranti e fastidiose: l’ospite fisso della trasmissione televisiva Annozero avrebbe raccontato e scritto fatti non corrispondenti alla verità. I soggetti della ricostruzione non corretta, anzi, «falsa» come scrive il mensile, sono il senatore Marcello Dell’Utri, e indirettamente Silvio Berlusconi. Il tema della dissertazione è noto e rientra nel teorema travagliano: Dell’Utri e il suo datore di lavoro sono in qualche modo entrambi legati alla mafia siciliana. Senza dimenticare il tramite: il defunto stalliere Vittorio Mangano.
L’ESORDIO
Travaglio divenne famoso la sera del 14 marzo 2001 quando su Rai2, vale a dire alla vigilia delle elezioni politiche, fu ospitato da Satyricon, programma condotto dal comico Daniele Luttazzi. L’autore del libro L’odore dei soldi, scritto insieme a Elio Veltri, narrò ai telespettatori anche i rapporti tra Dell’Utri e Mangano, quest’ultimo per un breve periodo aveva lavorato come giardiniere e uomo tutto fare nella villa di Arcore. Il giornalista, futura spalla di Michele Santoro, nel libro che stava presentando riportava il testo di un’intervista dove il senatore, rivolgendosi a Mangano, avrebbe parlato di «cavalli da mandare in un albergo». Ma chi manda un cavallo in un albergo? Anomalia spiegata dalla probabile consuetudine in uso tra malavitosi che quando usano il termine «cavalli» in realtà intendono partite di droga. La conclusione appare evidente: quelli di Arcore sembravano essere dediti anche al commercio di stupefacenti. Com’è prevedibile la puntata suscitò un putiferio.
LA FONTE
Travaglio per formulare il suo teorema usa una famosa intervista. Quella che il giudice Paolo Borsellino rilasciò pochi mesi prima di essere assassinato (era il pomeriggio del 21 maggio 1992) a due giornalisti francesi, Fabrizio Calvi (pseudonimo di Jean-Claude Zagdoun) e il regista Jean-Pierre Moscardo. Il magistrato rispose con pacatezza alle domande incalzanti dei giornalisti. L’inchiesta dei due francesi non è mai stata mandata in onda: evidentemente non era così sensazionale. Della famosa intervista vi sono due versioni: la prima corrisponde al «girato», vale a dire la registrazione completa senza tagli. La seconda versione, molto più breve della prima, è quella «montata», cioè tagliata non si sa ancora se da un tecnico o dagli stessi autori. La tragica scomparsa dell’intervistato ha lasciato campo libero a interpretazioni e a tagli. Il 21 settembre 2000, il canale d’informazione satellitare Rainews 24 manda in onda la parte montata dell’intervista al compianto Borsellino. L’iniziativa fa alzare un sopracciglio anche all’ex giornalista del Manifesto, Guido Ruotolo, che sul quotidiano la Stampa evidenzia alcune anomalie nella versione montata del filmato. È dunque la trascrizione del filmato messo in onda da Rainews 24 che Veltri e Travaglio riportano nel loro libro L’odore dei soldi. Si scatena un altro putiferio.
LA MENZOGNA
Ciò che alla fine emerge è che quanto raccontato da una fonte attendibile e rispettabile come il giudice Borsellino non può che far pensare che i soggetti siano i protagonisti di loschi traffici: la prova è la telefonata tra il senatore Dell’Utri e «lo stalliere» Mangano che in codice parlano di «cavalli da mandare in un albergo» trattandosi in realtà di droga. Così non è. La ricostruzione non è vera. Ed è lo stesso Veltri a prendere le distanze dall’ipotesi. È tutto scritto in una mail che il coautore dell’Odore dei soldi ha inviato a Gabriele Paradisi, il curatore dell’articolo pubblicato su Libero Reporter: Mangano «a proposito dei cavalli, come sostiene Paolo Borsellino, parlava con un esponente degli Inzerillo e non con Dell’Utri». Dunque la famosa telefonata dei «cavalli da mandare in un albergo» su cui sono stati costruiti tanti teoremi, con Dell’Utri non ha niente a che fare. Veltri evidenzia anche che Borsellino «alle domande dei due giornalisti francesi che con insistenza cercano di fargli pronunciare i nomi di Berlusconi e Dell’Utri, si sottrae, dicendo che non conosce i fatti». Certamente fare apparire il fondatore di Forza Italia al posto di un membro della famiglia Inzerillo è stato un gioco di prestigio che ha permesso la diffusione di manipolazioni.