Scaccia va a spasso per la città guidato da Pascarella e Trilussa

Claudio Fontanini

Un omaggio a una città raccontato coi versi di due suoi illustri cantori, una passeggiata nella memoria e nell’anima quirite guidata dalla poesia, una lezione di recitazione e di vitalità artistica. Serata romana, con Mario Scaccia ed Edoardo Sala protagonisti al teatro Rossini, è un appuntamento imperdibile per vecchie e nuove generazioni di romani. Diviso in due parti («A spasso per Roma con Trilussa» con Scaccia e «A la scoperta dell’America con Pascarella» con Sala) e accompagnato dalle note al pianoforte di Alessandro Panatteri, lo spettacolo regala emozioni, risate e commozione tra quadretti cittadini, ammiccanti bozzetti d’epoca, favola moraleggiante ed epica plebea. «Roma è anche il Colosseo e la Basilica di San Pietro ma non è solo quelli. Roma è un’aria, una luce, una plebe, una fontanella, un vicolo, un portone, un improvviso angolo di strada, un palazzo, un capitello, un’osteria... la mia città» spiega Scaccia ed ecco le rime argute di Trilussa (pseudonimo di Carlo Alberto Salustri che lo stesso poeta anagrammò dal suo cognome) farsi vivida immagine davanti ai nostri occhi grazie alla recitazione scanzonata, ammiccante e crepuscolare dell’ispirato attore romano.
Fratelli contro pronti a riunirsi al richiamo della spaghettata materna e strette di mano appiccicose, numeri dittatori e gatti sfrattati, matti, filosofi, buffoni di corte, ministri di Stato e un ciuccio travestito da leone. Satira politica e sociale che esce dallo scrigno della memoria per farsi vivida attualità in un gioco di richiami e assonanze che prende di mira la corruzione e il fanatismo, gli intrallazzi dei potenti e il qualunquismo. Sonetti in dialetto per uno spaccato di romanità che diventa allegria di cartapesta da indossare come una maschera sul tempo che fu («Roma non diventerà la capitale del mondo di domani ma resterà la città dell’uomo» dice ancora Scaccia). Dialoghi serrati, contrasto fra materia dotta e immaginazione popolare (tutto da gustare il discorso di Colombo che scongiura l’ammutinamento dell’equipaggio stanco e sfiduciato), fascino dell’ignoto e spazi di puro divertimento anche ne «A la scoperta dell’America» (50 sonetti datati 1893) nella quale Pascarella, il maggiore dei poeti romaneschi dopo il Belli, sfuma l’impresa e la sfida alla natura in trasognato rimpianto a cui dà anima e voce l’ottimo Edoardo Sala.
Grandi applausi alla prima e repliche fino al 26 novembre.