Scacco all’Unione in due mosse. E Mastella ricostruisce il centro

Il leader dell’Udeur nega di essere pronto a arruolarsi in Forza Italia e fa un appello agli ex democristiani

Roma - Ieri è di nuovo scomparso, ha lasciato la ribalta mediatica della capitale ed è ritornato ancora una volta a Ceppaloni, per blindarsi nella villa di San Giovanni con la famiglia. Oggi - nel giorno della fiducia alla Camera - resterà a casa saltando il turno, e lascerà il campo a Mauro Fabris, astro nascente, incaricato di parlare a Montecitorio, di presenziare a Porta a porta, e di difendere la linea del Campanile. Domani ritornerà a Roma per parlare al Senato. C’è una attenta strategia mediatica nelle epifanie e nelle eclissi di Clemente Mastella. In questi giorni l’ex guardasigilli dosa con attenzione ogni passo ed ogni uscita. E si gode lo choc che nel centrosinistra è stato creato dalla sua inattesa conferenza stampa di lunedì, quella con cui è passato dalla «fiducia esterna» all’opposizione al governo. Ma soprattutto, nella villa di Ceppaloni è iniziato il conto alla rovescia che punta il calendario su lunedì prossimo: è la data in cui il tribunale per il riesame dovrà decidere se confermare o meno gli arresti di Sandra Lonardo Mastella. E se quel verdetto tanto atteso dovesse essere la scarcerazione, c’è già uno scenario stupefacente che la proietta dalla polvere agli altari, dai fanghi dell’inchiesta, al ruolo di possibile candidata presidente della regione Campania, da presidente del consiglio regionale, ad aspirante governatore, in un duello con Antonio Bassolino.

Così, mentre in Campania arriva l’effetto domino che fa cascare giù tutte le giunte di centrosinistra in cui è presente l’Udeur, a Montecitorio tutti continuavano a chiedersi - soprattutto nel Pd - che cosa abbia prodotto l’ultima accelerazione. E ad aumentare il pathos degli interrogativi e la suspense ci si è messo pure Silvio Berlusconi, con due dichiarazioni apparentemente contraddittorie: la prima in cui diceva che Mastella sarebbe «ritornato con Casini»; la seconda in cui ipotizzava che l’ex guardasigilli potrebbe stare «anche» nel suo Popolo delle libertà. Mentre tutte le altre ipotesi hanno di fatto confermato Mastella nella sua strategia, quest’ultima gli ha fatto fare un salto davanti al televisore. Al punto che ai fedelissimi che fanno su e giù fra Roma e Ceppaloni ha detto: «Questa è una fesseria che bisogna sfatare. Il messaggio deve essere chiaro: noi stiamo e restiamo al centro con la nostra identità e con tutti quelli che ci vogliono stare. Nemmeno per sbaglio si deve pensare che ci arruoliamo nelle liste promosse da Forza Italia». Ma la verità è che lo «strappo» con cui Mastella ha dato l’addio a Prodi (forse ipotecando la sua sconfitta) ha spiazzato un po’ tutti. E ieri a Montecitorio è emerso un altro retroscena, che chiarisce meglio la mossa del leader udeurrino. Come spiega la deputata dei verdi Paola Balducci: «Alfonso (Pecoraro Scanio, ndr.) era già pronto a presentarsi dimissionario al Senato, per dimostrare di non essere attaccato alla poltrona, e per dare una mano al governo in un momento di difficoltà... La mossa d’anticipo di Mastella, a esser sinceri, ci ha fregato». Già, perché l’uscita di scena «volontaria» del leader dei verdi toglieva d’imbarazzo Prodi, permetteva il recupero di Lamberto Dini (che aveva già annunciato battaglia contro il ministro del Sole che ride) e apriva lo spazio a un «rimpastino» mirato in cui distribuire poltrone. E invece... E invece, come conferma Fabris, appena capita l’aria, Mastella ha messo sul tavolo la sua mossa: «Per spiegarla meglio. Loro volevano arroccare - sorride il capogruppo del Campanile - e noi abbiamo dato scacco». Se poi questo scacco diventerà «scacco matto» a Prodi nessuno fino al voto di Palazzo Madama è in grado di dirlo. «Quello che è sicuro - aggiunge Fabris - è che siamo lineari in tutto e per tutto: pensavamo che l’esperienza del centrosinistra fosse chiusa, e in modo lineare e coerente ci siamo tirati indietro, alla luce del sole». Mossa opportunistica? Fabris non ci sta: «Casomai è il contrario, direi. Se avessimo voluto approntare una trappola ce ne stavamo acquattati nell’angolo, e facevamo venire meno i nostri voti a sorpresa. Sarebbe stato poco leale, certo. Ma molto efficace. Abbiamo preferito la chiarezza al machiavellismo».

Anche perché in queste ore Mastella non ha dubbi: «Se si va alle elezioni anticipate, noi la nostra scommessa l’abbiamo vinta. Siamo stati trasparenti, determinanti, e abbiamo mostrato che dopo tutti i tentativi di discredito, siamo molto più lineari degli altri». E subito dopo aggiungeva: «Se non è giovedì sarà molto presto, senza di noi questo governo non sopravvive. E se si va al voto, ci sono almeno cinque regioni in cui siamo determinanti». Rivela ancora Fabris: «Fui io a gestire la trattativa per le politiche. Noi avevamo calcolato che i premi di maggioranza regionali che scattavano grazie a noi producevano quindici eletti. Chiedemmo cinque senatori, ce ne diedero quattro. Sarei pronto a scommettere che non ne avremo uno di meno».