Scafisti senza pietà Gettano in mare gli immigrati: 3 morti

Notte fonda, cento metri dalla riva, le onde alte e l’acqua freddissima, nel buio pesto risuona l’ordine spietato degli scafisti: gettatevi in mare e nuotate la terra e a poche bracciate. Diciassette tunisini si sono tuffati. Quattordici hanno raggiunto la costa di Torretta Granitola comune di Campobello di Mazara in provincia di Trapani. Tre sono morti. Li hanno trovati alcune ore dopo in mare che galleggiavano. Prima un cadavere non distante dalla riva. Poi altri due vicino al foce del fiumiciattolo Arena. Erano i corpi sballotatti dalla risacca di giovani uomini, tutti tra i 20 e i 30 anni, morti a meno di venti metri dalla salvezza.
Altri quattordici, scampati alle onde e al gelo dell’acqua, sono stati avvistati alle 4 e 30 del mattino da un incredulo tecnico del Cnr, Sandro Fiorilli, tecnico del Cnr, che stava fumando la prima sigaretta della giornata davanti casa. Ha avvertito lui la capitaneria e la polizia ed è stato lui a fare le prime domande.
«Mi hanno detto - spiega - che venivano dalla Libia e che erano arrivati su un gommone con altre due persone che li hanno fatti gettare in mare e poi sono tornate indietro. Ma non mi hanno detto che fossero in diciassette». La verità è emersa dopo: i 14 disperati vengono dalla Tunisia. Uno di loro era il fratello di una delle vittime. L’ha riconosciuto, e scoppiando in lacrime ne ha abbracciato il corpo. A Lampedusa intanto è giunto la notte scorsa il «legno» con 208 persone a bordo. C’erano anche 23 donne e tre bambini. Poi l’avvistamento a circa 20 miglia a Sud ovest di un altro barcone stracarico di gente. L’allarme sbarchi torna a salire.