Scagionati i superpoliziotti accusati di frode «Ora speriamo ci sia giustizia»

Sono stati accusati di aver frodato l’amministrazione. Ora che il tribunale ha archiviato le accuse contro di loro, sperano che la controdenuncia da loro presentata dia loro giustizia. Protagonisti della assurda vicenda sei superpoliziotti della squadra mobile di Roma e della giudiziaria della Polaria che hanno stanato latitanti imprendibili, si sono infiltrati fra i narcotrafficanti del litorale, hanno rintracciato malavitosi eccellenti fuggiti in Sudamerica. Poi il buio: vengono bloccati con l’accusa di avere intascato i rimborsi delle missioni. Sono costretti a restituire 26mila euro ognuno. Ma la Procura di Civitavecchia, che ha indagato su di loro per tre anni, archivia tutto: quattro agenti vengono reintegrati alla Polaria di Fiumicino, uno in malattia, l’ultimo «riformato» e nel frattempo emigrato negli Usa, dove insegna criminologia ai colleghi americani. «Ci sono quattro agenti pluridecorati accusati ingiustamente, uno costretto a emigrare negli Usa, un altro in malattia, tutto a causa di una denuncia anonima che non ha portato a nulla. Anzi, sono stati spesi migliaia di euro per il solo sospetto di una frode da 50 euro. Ora attendiamo gli sviluppi dell’inchiesta aperta dopo la nostra denuncia», spiega Filippo Bertolami, responsabile dell’Anip, Associazione nazionale ispettori, periti, direttivi e dirigenti di polizia. Tra i casi più assurdi, quello del sostituto commissario Gaetano Pascale, un curriculum di tutto rispetto, indagato per un giorno di permesso studio. La sola perizia grafologica sulla firma dell’Università di Bologna costa allo Stato 5mila euro. Pascale, che ora vive e lavora in California, viene congedato dopo 21 anni di servizio e mesi di mobbing secondo il sindacato, tra cui un demansionamento al commissariato Colombo. E che dire del pool Polaria-mobile all’indomani dell’omicidio dell’ex della Magliana Paolo Frau? Indagini delicatissime fra i narcos italiani nascosti in Brasile e Costa Rica, intercettazioni e inseguimenti al cardiopalmo portano gli inquirenti sulla pista giusta. Ma quando il pm della Dda Adriano Iasillo invia due agenti del pool per arrestare il terminale della banda, Igor Simmi, la questura di Roma ferma la missione.