Scaglia dal carcere: "La pena preventiva, una decisione incivile"

L'ex ad di Fastweb a Rebibbia da febbraio: "Non credo che accada in molti Paesi del mondo: la giustizia va riformata. Un gip fa l'interrogatorio per il Csm e l'interrogatorio salta. E' normale?"

Il tempo dei giudici non è mai quello dei detenuti. Quanto sono lunghi settanta giorni, sedici ore, trentadue minuti e ventiquattro secondi? Silvio Scaglia arriva in questa stanzetta del carcere di Rebibbia. Non è dimagrito. È in jeans scuri, una camicia chiara, un maglione beige. Qui, nel sottosuolo, passa una metro ogni tre minuti. Lui conta. Conta tutto. I passi, le sveglie, le notti, le pagine dei libri, i giorni di pioggia, il tempo perduto, quello ritrovato, le parole, i silenzi, le carte del processo, i respiri di tutti quelli in attesa di giudizio, la stecca dei condannati. Lui conta, i magistrati no. Quando stai fuori il tempo non è circolare. Non si ferma. Scaglia conta gli uomini nella stanza: il direttore del carcere, l’ispettore e il parlamentare. Il terzo è Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl. L’ex signore di Fastweb, l’uomo che la giustizia accusa di conti sotterranei, riciclaggio, tasse non pagate e paradisi fiscali, il finanziere che aspetta un verdetto, stringe la mano al politico: «Ci siamo già conosciuti?». «Sono venuto a trovarla pochi giorni dopo l’arresto». «Mi scusi ma non ricordo nulla di quei giorni». Dicono che stare in carcere senza processo sia incivile. Forse. In Italia accade troppo spesso. La legge dice solo in casi eccezionali, per cautela, quando c’è pericolo di fuga o di inquinare le prove. Il sospetto è che il carcere venga visto come l’anticamera della confessione. Il direttore volta la testa, l’ispettore l’abbassa, l’onorevole guarda Scaglia e Scaglia resta muto.

Ci ha mai pensato?

«So solo che la giustizia dovrebbe essere rapida».

Lei sta diventando un caso?

«I casi sono tanti. A Marco Rossetti, mio coimputato, è andata peggio. È stato arrestato come me. In una notte gli sono stati bloccati tutti i conti correnti. La sua famiglia, moglie e figli, non aveva neppure i soldi per fare la spesa, mangiare, vestirsi. Vanno avanti con la solidarietà degli amici. Cos’è tutto questo, una pena preventiva? Me lo chiedo. Non credo che accada in molti Paesi del mondo».

Ha fiducia nella giustizia?

«Da quando sono qui ho capito qualcosa che mi sfuggiva. Prima sentivo parlare di riforma della giustizia e pensavo fossero chiacchiere politiche. Ora penso che la separazione delle carriere sia necessaria. Il sistema giudiziario italiano è un corpo unico, compatto, autoreferenziale. Non c’è un organo di controllo esterno e indipendente a cui appellarsi o che verifichi la sua azione».

È un discorso da manager?
«Può darsi. Ma cosa devo pensare quando leggo su un quotidiano che un gip non interroga perché è in campagna elettorale per il voto al Csm?».

Scaglia, lei è innocente?
«Sì, altrimenti...».

Altrimenti?
«Vivevo a Londra, restavo lì. Mi sono consegnato alla giustizia italiana».

Non è una prova di innocenza.

«Neppure di colpevolezza».

Perché lo ha fatto?

«Per il dovere e il diritto di difendermi. Per rispondere alle contestazioni e farlo più in fretta possibile».

Di solito quando uno si costituisce tenta di trattare delle condizioni. Io vi dico quello che so e voi vi impegnate a non utilizzare metodi coercitivi.
«Funziona così. Sarò un ingenuo ma non lo sapevo».

Come passa i giorni?
«Leggo, studio, guardo la tv. E questa è una novità».

La tv?
«Sì».

E le piace?
«No. La tecnologia corre. Ma non sappiamo cosa metterci dentro. Mancano i contenuti e quelli che ci sono si muovono rasoterra».

Lei è un innovatore.
«Ci provo».

Di cosa si occupa ora?
«Ho appena lanciato lo start up di Babelgum, che dovrebbe appunto fornire contenuti alla rete. Ho rilevato la casa discografica Emi in Cina e stiamo andando molto bene sul mercato interno».

E tutte queste cose le fa dal carcere?

«Se ne occupa mia figlia».

A Shangai il governo ha aperto il padiglione degli innovatori italiani.

«Mi piacerebbe vederlo».

C’è tempo fino a agosto.

«Sessanta giorni. Mi raccomando saluti tutti gli amici che si stanno battendo per me sul sito www.silvioscaglia.it. Li sento vicini».