Con Scajola al governo dieci miliardi per lo sviluppo della Liguria, ora zero

(...) non abbiamo notizie di finanziamenti per la Liguria, anzi abbiamo la sensazione che si vogliano togliere quelli stanziati in precedenza».
È un domino che riporta alle prossime amministrative, spiega l’azzurro: «Quando Berlusconi era premier, a Roma c’era un uomo forte che si chiama Claudio Scajola, un ligure che si occupava della sua regione. Adesso che il premier è Prodi, a Roma per noi chi c’è? Noi dobbiamo prenderci la città e la provincia di genova questa volta, e quante più amministrazioni possibili, da Rapallo a Ventimiglia, per poi tornare a riprenderci il Paese e contare di nuovo a Roma». Dove siano finiti quei 10 miliardi di euro meno spiccioli è presto detto, anzi è detto con un lungo elenco di materie: infrastrutture, occupazione, incentivi alle imprese, più varie ed eventuali, dal G8 al 2004 di Genova capitale della cultura all’Istituto italiano di tecnologie. Ogni capitolo comprende diversi sottocapitoli. Nelle infrastrutture rientrano opere stradali, ferroviarie e urbane, ma anche il parco costiero del ponente ligure o l’Aeroporto Villanova d’Albenga. L’occupazione parla di Marconi e Ferrania, Cornigliano e Fremm. Alla voce incentivi alle imprese corrispondono contratti di programma, sviluppo di aree depresse, patti territoriali, sostegno alla ricerca e all’imprenditoria femminile. Ci sono poi il turismo, la sanità, il risanamento edilizio.
E via così elencando, là dove fra l’altro, annota Scandroglio, «il governo Berlusconi diede soldi alla Liguria, da Ferrania a Cornigliano, anche sei mesi prima del voto, quando a governare la Regione non c’era più la CdL con Sandro Biasotti, ma l’Unione con Claudio Burlando». Adesso, fa appello l’azzurro: «Dobbiamo ripartire dal basso, da qui. Prenderci quante più amministrazioni possibili, e perché no anche Genova città e provincia. E ricostruire la nostra posizione a Roma. Questo è il solo presupposto per riprenderci quei 9.650 milioni di euro».