Scajola guida l’onda, la Liguria torna azzurra

Giornata al cardiopalma per il testa a testa al Senato, Cassinelli con la base

Il pomeriggio inizia un po’ così. Ritrae perfettamente le condizioni del tempo, uggioso e piovoso che si vede fuori dalle finestre in viale Sauli, sede del coordinamento metropolitano di Forza Italia a Genova. La prima proiezione lanciata dai telegiornali nazionali è di un’incertezza sconcertante, tanto da lasciare spiazzati Roberto Cassinelli e il drappello di persone che si sono radunate nella sede per seguire i risultati.
Una «forchetta» larga che vedrebbe un testa a testa tra le due coalizioni. Sul volto di Cassinelli leggi la preoccupazione, su quella dei supporter berlusconiani lo sbigottimento. «Ragazze stiamo calme che due anni fa hanno fatto un casino con questi sondaggi», avverte una signora seduta in prima fila con l’orecchio teso verso il televisore. Ci si aspettavano cifre diverse e Cassinelli, unico candidato che ci mette la faccia e passa il pomeriggio insieme alla «base» e con i giornalisti affamati di commenti, passa da un ufficio all’altro cercando qualche dato più. Passano le ore, dal cielo scende anche una fitta grandinata. Poi, le prime proiezioni a livello nazionale. Tutta un’altra musica: Pdl e Lega superano il 43%, il Pd e Di Pietro arrancano al 39. Fuori dalla finestra smette di piovere, mentre in sede arrivano i rappresentati di lista che, finito il lavoro del seggio, portano il resoconto dei voti. «Nella mia sezione un successone!» è il ritornello delle persone che arrivano dal centro ed il levante cittadino. Qualcuno più abbacchiato porta i dati dal Ponente, ma ci sta. Con i dati reali cambiano anche le facce. Quella di Cassinelli che guarda con curiosità il taccuino su cui è appuntato un dato numerico: il Popolo della libertà avrebbe 287 deputati, e lui sarebbe uno di quelli. Ci sono anche i consiglieri comunali Emanuele Basso e Matteo Campora e arriva anche Gianfranco Gadolla segretario provinciale di An che entra in sede mentre arrivano le prime proiezioni.
Il Senato in Liguria sembra tutto appannaggio veltroniano, 44 a 43, Gadolla chiede una gomma da masticare al quasi deputato che replica scherzosamente: «Stiamo perdendo per colpa vostra il chewingum non te lo dò». Ma altro che sconfitta, più affluiscono i dati più il centrodestra recupera. Avanti, indietro, avanti, di nuovo sotto. Intanto in una sede che si gremisce di simpatizzanti entra Enrico Musso. Un lungo applauso per il prof. che rimane cauto sui commenti. Preferisce non sbilanciarsi.
Parla Claudio Scajola quando i giochi sembrano fatti, è lui che da vero leader del Pdl conferma la vittoria: «La Liguria come l’Italia si tinge d’azzurro. È una svolta storica per una regione “tradizionalmente rossa“. È un risultato che ci aspettavamo, anche per lo straordinario impegno dei militanti del Popolo della libertà e per l’entusiasmo che abbiamo registrato nel corso di tutta la campagna elettorale e in particolare per l’occasione della visita del Presidente Berlusconi- commenta Scajola- È un segnale di cambiamento profondo: la gabbia nella quale la sinistra ha rinchiuso la Liguria, governando le regione e le principali amministrazioni locali, è stata aperta dal voto. È un voto per il cambiamento che avrà ricadute importanti anche nelle prossime amministrative». Si sbilancia Gianni Plinio che segnala «l’avviso di sfratto a Burlando». Scajola non è in Liguria, perché impegnato a Roma e il popolo ligure festeggia solo alle 20.36, quando arriva il dato ufficiale, anche la Liguria premia Berlusconi presidente. Anche se c’è chi ammette che «forse qualche bottiglia in frigo ce l’abbiamo». Forse. Ormai è sera e anche se fuori torna la pioggia, nel cuore degli azzurri splende il sole.