Scajola: «Per Natale le regole sulla ripresa del nucleare»

da Flamanville (Francia)

Entro Natale il Parlamento dovrebbe approvare il disegno di legge che contiene le deleghe al governo per l’avvio del programma nucleare italiano: lo ha detto ieri il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, in visita al sito dove è in costruzione il nuovo impianto di Flamanville, sulla costa della Manica. A Flamanville ci sono già due centrali in funzione, di vecchio tipo, ciascuna da 1.300 megawatt di potenza.
Ora il gruppo francese Edf ne sta costruendo una terza di nuova generazione, chiamata Epr, più potente che permette rendimenti migliori e minori scorie. Al progetto partecipa anche l’Enel con una quota del 12,5% e non a caso ieri era presente anche l’ad del gruppo, Fulvio Conti, oltre a Umberto Quadrino, ad Edison, di cui Edf controlla circa il 50 per cento. «Entro la fine della legislatura, cioè il 2013, il governo si è impegnato alla posa della prima pietra per la costruzione di un impianto che darà il via al programma nucleare italiano - ha detto Scajola -; oggi abbiamo dato l’avvio a una consultazione anche con l’opposizione che sta mantenendo un atteggiamento di grande responsabilità per una scelta condivisa e trasparente», ha osservato Scajola. A Flamanville, comunque, lavorano già una cinquantina di ingegneri Enel: la società ha anche un’opzione (che con ogni probabilità deciderà di esercitare) per acquisire una identica quota del 12,5% in altre cinque centrali nucleari Epr francesi che dovranno essere costruite nei prossimi anni. Quanto all’Italia, «abbiamo le tecnologie e le conoscenze necessarie - ha detto Conti - è possibile rispettare l’impegno del governo per la posa della prima pietra entro la fine della legislatura, la tecnologia francese è oggi la più avanzata, in ogni caso disponiamo di quella americana attraverso gli impianti di Endesa in Spagna e di quella russa con la slovacca Slovenske». I costi di costruzione delle nuove centrali nucleari stanno però crescendo sempre più, ma, ha notato Quadrino, la gestione resta sempre molto più economica di quelle tradizionali: «Non chiediamo comunque aiuti di Stato - ha aggiunto l’ad Edison - le decisioni delle imprese dovranno essere fatte solo in base alla convenienza economica. Se mai in altri Paesi i governi offrono garanzie sui finanziamenti, penso che sarà possibile farlo anche in Italia». Con un’avvertimento: «Per ottenere la fiducia della popolazione non esistono scorciatoie: Scanzano è stato un grave errore e ne sono stati commessi anche per la Tav. Dobbiamo spiegare e spiegarci per ottenere l’assenso della gente».