Scajola: "Con il nucleare taglieremo le bollette"

Il ministro dello Sviluppo economico: "Benefici a favore di enti locali, residenti e imprese presenti sul territorio circostante la centrale. Gli scettici? Forse potrebbe convincerli Obama, molto amato dai sedicenti progressisti"

Ministro Claudio Scajola, sul nucleare dunque si riparte.
«Il ritorno al nucleare è un punto essenziale del programma del governo Berlusconi - risponde il responsabile del dicastero dello Sviluppo economico -; e come ha detto Giulio Tremonti, l’Italia ha due grandi anomalie economiche: l’elevato debito pubblico e l’alto costo dell’energia che penalizza famiglie e imprese».
E sono almeno 60 i miliardi spesi in più dagli italiani, in tutti questi anni, alla voce energia.
«A questi oneri diretti va aggiunto un costo indiretto: quello legato alla mancata crescita del Paese, anche per effetto dell’alto costo dell’energia. Il risultato è che negli ultimi 15 anni l’Italia ha registrato un incremento del Pil costantemente inferiore alla media europea».
Come pensate di convincere i super scettici, già sul piede di guerra?
«Forse potrebbe convincerli Barack Obama, molto amato anche dai sedicenti “progressisti”, tra i quali vi è la gran parte degli oppositori al nucleare. Il Piano per l’economia verde varato a Washington prevede, insieme a un forte impulso alle energie rinnovabili, il rilancio del nucleare nel Paese dove sono già attive oltre 100 centrali. D’altra parte, nel mondo oggi sono in funzione circa 450 reattori, altri 40 sono in costruzione e ancora 50 sono in progettazione».
Quali compensazioni metterete in atto?
«È previsto un beneficio economico omnicomprensivo annuale commisurato alla potenza elettrica nominale dell’impianto nella fase di cantiere, pari a 3mila euro per megaWatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, il beneficio economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta e immessa in rete, pari a 0,4 euro per MWh da corrispondere a imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali interessati. I benefici sono attribuiti per il 10% alle Province in cui è ubicato l’impianto; per il 55% ai Comuni e per il 35% ai comuni limitrofi, fino a un massimo di 20 km dall’impianto. Nel dettaglio, i benefici attinenti alla fase di realizzazione degli impianti sono destinati per il 40% agli enti locali per le finalità istituzionali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio circostante il sito, mediante la riduzione della spesa energetica, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell’Ici, secondo criteri e modalità che saranno fissati dagli enti locali interessati. Quelli correlati all’esercizio produttivo degli impianti, invece, saranno destinati alla riduzione della spesa per energia elettrica dei clienti ubicati nei territori dove hanno sede gli impianti».
Gli operatori coinvolti nel piano. A Enel-Edf se ne aggiungeranno altri?
«Non è una scelta che compete a noi. Il governo, però, si augura che diversi operatori partecipino alla realizzazione del piano nucleare italiano. So che altre imprese, come Ansaldo Nucleare, Westinghouse, E.On e A2a stanno valutando di entrare nel settore».
Quanto risparmieranno gli italiani in bollette?
«Penso che con una quota del 25% di nucleare a regime, i costi possano scendere del 25-30% con un significativo effetto sulle nostre bollette, anche se questo dipende dal prezzo del petrolio».
Nucleare significa per il futuro ridimensionare eolico e fotovoltaico?
«Un’altra idea sbagliata è che le rinnovabili e il nucleare siano alternativi. Non è così. Sono, invece, due fonti complementari, non solo perché entrambe rispettano l’ambiente, ma anche perché i costi contenuti e costanti del nucleare consentiranno di finanziare lo sviluppo delle rinnovabili, che sono fonti ancora costose e richiedono sussidi pubblici che pesano sulle bollette».
Il sito nucleare non potrebbe essere una soluzione per Termini Imerese?
«Fino a quando non saranno disponibili i parametri dei criteri relativi alle localizzazioni, non sarà possibile valutare ipotesi di singoli siti. Le speculazioni più o meno fantasiose su singole localizzazioni sono del tutto premature».
Il piano Fiat. Sergio Marchionne è determinato a tirare dritto. È anche giusto che la Fiat i suoi problemi se li risolva da sola. E che cosa risponde a chi accusa il gruppo di chiudere una fabbrica nonostante gli aiuti ricevuti dallo Stato?
«Per quel che riguarda i contratti di programma, cioè gli aiuti agli investimenti, alla formazione dei dipendenti e alla ricerca, la Fiat ha ottenuto ciò che le leggi prevedono per le imprese che operano nelle stesse condizioni, per esempio al Sud o con programmi di ricerca evoluti».
A proposito di aiuti, Marchionne è stato chiaro: «La Fiat non ha chiesto un euro allo Stato». È d’accordo?
«Marchionne parlava degli incentivi per l’acquisto di auto ecologiche che non sono aiuti diretti ai produttori ma sconti per i consumatori, liberi di scegliere la vettura e la marca che preferiscono».
Come pensate di risolvere il fronte Pomigliano? Appare chiaro che lo sviluppo del sito napoletano comporterà un nuovo ingente ricorso agli ammortizzatori sociali.
«La riconversione di Pomigliano d’Arco per consentire la produzione della nuova Fiat Panda comporterà, ovviamente, interventi nel campo della formazione e degli ammortizzatori sociali che il governo e la Regione sono disponibili ad affrontare, per garantire un futuro certo per un impianto così importante per il Sud».
Torniamo a Termini. Ci sono due anni di tempo per trovare una soluzione anche extra auto. Sono reali le voci di interessi da parte cinese o indiana?
«La realtà produttiva di Termini Imerese va salvaguardata. Faremo di tutto per garantire questo risultato. A me, tuttavia, non risultano al momento interessi dichiarati da parte di altri produttori. Anche se sappiamo che ci sono imprese asiatiche che stanno cercando sbocchi in Europa».
Marchionne, comunque, 900.000-1.000.000 di auto le produrrà in Italia. Il suo invito è stato accolto.
«E di questo siamo soddisfatti. La Fiat con il piano appena illustrato ha riconfermato la centralità dell’Italia nel nuovo gruppo, che si estende alla Chrysler. Tant’è vero che due modelli della casa Usa saranno prodotti in Italia per tutta l’Europa nella fabbrica della ex Bertone, che la Fiat ha da poco acquisito salvandola dalla chiusura con i suoi 1.100 dipendenti».
Ecoincentivi. Come state affrontando il delicato tema dell'atterraggio morbido?
«Valuteremo a gennaio, d’intesa con l’Europa l’eventuale proroga. I bonus dovranno essere sempre più concentrati sulle vetture ecologiche e sicure, e decrescenti in termini economici per non provocare uno choc negativo quando andranno a conclusione».