Scajola: "Il Sismi sta lavorando ma la situazione è critica"

Il presidente del Copaco rivela che i servizi segreti sono impegnati a fondo per la liberazione del reporter italiano. "Si devono impiegare al meglio le potenzialità dell'intelligence". L'accusa al governo per i tagli operati nella Finanziaria: "La minore disponibilità di risorse può limitare nel
medio-lungo periodo la capacità operativa dei Servizi"

Roma - Il Sismi in queste ore sta lavorando «alacremente» alla positiva soluzione del rapimento di Daniele Mastrogiacomo, ma il contesto in cui opera è «estremamente critico». Lo riferisce Claudio Scajola, presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copaco). Proprio martedì scorso, giorno in cui si è diffusa la notizia del sequestro del giornalista di Repubblica, in un'audizione al Copaco, il direttore del Sismi, ammiraglio Bruno Branciforte, aveva illustrato il modus operandi degli agenti del servizio segreto militare in Afghanistan. Ed aveva, tra l'altro, lamentato il taglio operato dall'ultima Finanziaria al Sismi, pari ad oltre il 40% delle risorse. Per Scajola «indubbiamente la minore disponibilità di risorse può limitare nel medio-lungo periodo la capacità operativa dei Servizi e considero questo taglio estremamente negativo. Non penso, comunque, che ci possano essere delle ripercussioni immediate sulla capacità dei nostri servizi di contribuire a risolvere positivamente il rapimento del giornalista italiano».

Il rapimento di Mastrogiacomo, rileva il presidente del Copaco, «conferma che la situazione in Afghanistan è tuttora molto instabile, come del resto aveva segnalato, già l'ultima Relazione semestrale sulla politica informativa e della sicurezza presentata al Parlamento». E negli ultimi mesi, aggiunge, «abbiamo assistito ad un significativo peggioramento delle condizioni del teatro afgano, attestato tanto dall'incremento numerico degli episodi di violenza, quanto dal salto qualitativo delle attività poste in essere dal fronte antigovernativo».

Questo fronte, «secondo le informazioni raccolte dal Sismi - spiega Scajola - è ormai molto variegato, essendo composto non solo dai Talebani, ma anche da cellule di ispirazione qaedista, da militanti della formazione islamista di Gulbuddin Hekmatyar e, in misura diversa, dai signori della guerra locali, da esponenti tribali e da organizzazioni criminali, interessate alle fiorenti colture di oppio». E il rapimento di occidentali è una delle armi a disposizione, sul modello di quanto avvenuto in Iraq. «Il ricorso allo strumento dei sequestri di persona al pari dell'intensificarsi di attentati suicidi, prima pressoché sconosciuti nella locale prassi eversiva - secondo il presidente del Copaco - fanno parte di una strategia di lotta del tutto nuova, che, mediante una crescente spettacolarizzazione mediatica delle azioni, tende ad accentuare le assonanze con le tattiche attuate nel teatro iracheno».

Di fronte ad una situazione così complessa, per Scajola, «è necessario operare su diversi fronti. In primo luogo, occorre assicurare al Paese le necessarie condizioni di stabilità ed ordine pubblico e, a tale scopo, il contributo fornito dal nostro contingente militare è certamente prezioso». Ma poi tocca all' intelligence fare bene il proprio lavoro sul territorio. «Si devono impiegare al meglio - sostiene - le potenzialità dell' intelligence, favorendo lo scambio di informazioni e la massima collaborazione tra i servizi di tutti i Paesi presenti con le proprie truppe nell'area. Da questo punto di vista, il Sismi sta operando molto bene e la sua rete info-operativa fornisce quotidianamente un supporto essenziale alla sicurezza del nostro contingente e della popolazione civile». Infine, conclude il presidente del Copaco, «occorre sostenere, con un adeguato piano di aiuti, l'economia locale, per evitare che essa continui ad essere dominata da interessi criminali: basti pensare che, secondo le prudenti stime del governo afgano, la produzione di oppio assicurerebbe oltre un terzo del reddito nazionale del Paese».